02 nov 2015

Ritrovare la Lazio. Lazio 1 Milan 3.



Lazio 1 Milan 3

C'è poco da dire: la partita di ieri contro il Milan è stata una disfatta. Risultato pesante ma ancora più grave è stata la prestazione della squadra. Di fatto, la Lazio non è mai scesa in campo. Nessun biancoceleste ha disputato una prova sufficiente. Da Felipe Anderson a Candreva, da Marchetti (colpevole su due dei tre gol) a Biglia. Tutti bocciati. La domanda a cui Pioli deve urgentemente trovare una risposta è: perché questo calo, questa mancanza di continuità? 
Il Milan ci ha messo cuore, grinta, qualità. La Lazio è rimasta a guardare per tutti i novanta minuti. Una lieve scossa l'ha data Kishna quando è entrato al posto di un irriconoscibile Candreva. Troppo poco per una squadra che l'anno scorso giocava il miglior calcio d'Italia. Facile appellarsi alle assenze. Alla delusione per l'eliminazione dal preliminare Champions che - parole di Pioli nel post partita - ha reso insoddisfatto un ambiente esigente. I tifosi sono freddi e i giocatori lo percepiscono. Ieri all'Olimpico si è vista la Lazio di inizio anno, quella indisponente di Leverkusen, quella che prende valanghe di gol da squadre come Chievo e Napoli. L'assenza di de Vrij, più grave del previsto, pesa come un macigno, in un reparto difensivo inadeguato, con Gentiletti che fa quel che può e Mauricio che in ogni partita mette in mostra tutti i suoi limiti. Che rammarico. Sono anni che la difesa della Lazio è debole. Sono anni che siamo qui a ripetere sempre le stesse cose, a puntare il dito contro una dirigenza addormentata, che dimostra, una stagione dopo l'altra, di non essere in grado di far fare al club il salto di qualità. Eppure non sarebbe così difficile, in un campionato equilibrato come quello italiano, dove le prime della classe, ora che la Juventus è in crisi, non sembrano essere formazioni colme di fenomeni. Qualcuno mette in discussione anche l'allenatore. Ci sta. La sensazione è che il modo di giocare della Lazio sia diventato prevedibile. Gli avversari hanno capito che se bloccano Biglia, Anderson e Candreva, hanno buone possibilità di portare a casa la partita. 
Anche perché basta poco per bloccare il Felipe Anderson e l'Antonio Candreva di quest'anno. Che cosa gli è successo? Vederli giocare così fa male al cuore. Lenti, impacciati, zero cattiveria agonistica. Come se disputassero una banale partita d'allenamento. L'anno scorso Felipe era veloce, prendeva palla, dribblava, creava il panico tra gli avversari. Ora gioca trenta metri dietro la porta, si limita a brevi passaggi, nessuno spunto, nessun assist. Il ragazzo è un patrimonio, si sta bruciando, è vittima di un involuzione alla quale qualcuno deve porre rimedio. Se Pioli non è in grado, allora sarebbe giusto cambiare, dare una scossa ad un ambiente che sembra non avere stimoli. Il che, a novembre, è molto grave. Il calcio è uno sport meraviglioso anche perché permette di riscattare una sconfitta dopo pochi giorni. Domenica è l'occasione perfetta. Arriva la Roma. Il derby. Occasione perfetta per dare un senso ad una stagione fin qui deludente. Ridare entusiasmo all'ambiente. Ritrovare la Lazio.

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