01 mar 2015

Nel segno di Felipe Anderson. Sassuolo 0 Lazio 3.

 Sassuolo 0 Lazio 3
Al Mapei stadium, la Lazio è chiamata ad affrontare un Sassuolo estremamente pericoloso. 
Il tridente d'attacco, tra i più forti della serie A, ha già punito squadre dal nome blasonato. 
I biancocelesti arrivano da due vittorie importanti contro l'Udinese di Di Natale e il Palermo di Dybala ma è vietato distrarsi, un errore potrebbe rivelarsi fatale. Pioli manda in campo un attacco del tutto vergine, Felipe Anderson, Mauri come falso nueve e Keita. A supporto Cataldi, Biglia e Parolo. In difesa dopo l'ottima prestazione di Palermo torna Cavanda, con De Vrij, Mauricio e Radu. Tra i pali Federico Marchetti. La Lazio parte subito forte, Keita e Felipe Anderson sono incontenibili sulle fasce, i difensori neroverdi soffrono le loro ripartenze. Zaza è un pò isolato in avanti perchè Berardi e Sansone sono chiamati a indietreggiare quando la Lazio porta avanti la palla. La partita è ordinata, pochi falli e tante azioni biancocelesti, in campo a farla da padrone è nettamente la squadra di Pioli.
Con pochi tocchi riesce a rendersi pericolosa in più occasioni, Keita Balde fallisce almeno tre nitide occasioni da gol. La Lazio corre, ha tanto fiato, il Sassuolo si difende con ordine ma fatica a stare dietro ad un team che ha sete di reti. 
Alla mezz'ora svista clamorosa dell'arbitro che ammonisce Keita per simulazione, ma il rigore era netto agli occhi di tutti. Consigli in tackle evita che lo spagnolo si involi tutto solo verso la porta. Giallo per errore arbitrale. Ma la Lazio si carica ancora di più e agli sgoccioli del primo tempo, una prodezza, perla, gioello, chiamatela come vi pare, di Felipe Anderson regala alla Lazio il vantaggio. Stop, e tiro sotto al sette, Consigli non può che guardare la palla gonfiare la rete. 0-1. Questo ragazzo è il figlio di Zeus in persona. La prima squadra della Capitale non lascia un attimo di respiro alla difesa neroverde, Di Francesco ha le mani tra i capelli mentre Pioli carica i suoi: "Forza, bisogna chiuderla", urla dalla panchina. 
La prima vera occasione del Sassuolo è di Zaza ma tutto solo davanti a Marchetti si lascia ipnotizzare. Pericolo scampato.
Se la Lazio avesse chiuso il primo tempo in vantaggio di quattro reti, nessuno avrebbe potuto dire nulla.
Una squadra di carattere va negli spogliatoi tra gli applausi dei tanti tifosi biancocelesti arrivati a Reggio Emilia.
Nella ripresa cambia la porta ma non l'intesità del match, grazie anche ad una Lazio a tutto campo. 
Da  Marchetti, Cavanda e Biglia, a Felipe Anderson e Mauri, è impossibile stabilire il migliore di oggi. 
I biancocelesti funzionano come un rullo compressore, il Sassuolo è completamente in palla. Troppo debole in difesa per una squadra che minaccia costantemente la porta di Consigli. Zaza è decisamente il migliore sei suoi, in ombra sia Sansone che Berardi. E quando l'attaccante di Policoro si presenta di nuovo davanti la porta di Marchetti, l'estremo difensore vince ancora il duello respingendo con i pugni l'assalto. 
E' l'utlima azione della squadra di Di Francesco, da qui in poi sarà un monologo biancoceleste. Gol annullato a Keita per una ingenuità dello stesso giocatore, che spinge il pallone in rete partendo da una posizione di fuorigioco dopo il tiro che pareva già decisivo di Mauri.
Il capitano lascia il posto a Klose, che appena entrato si ritrova per ben due volte davanti la porta avversaria, servito in maniera geometrica da Felipe Anderson, ma il tedesco sfuma entrambe le azioni. 
Non c'è due senza tre e quando a cinque minuti dal suo ingresso, il brasiliano gli serve il terzo assist consecutivo, Miro Klose si alza in cielo e schiaccia in porta la palla dello 0-2. Pioli sorride, il K.O. è arrivato. Parolo fa tris con una conclusione ravvicinata. Ma il Sassuolo era già negli spogliatoi da tempo. Poi entra  Candreva che potrebbe mettere la sua firma, ma calcia troppo forte. E Anderson fa in tempo a divorarsi una doppietta prima che l'arbitro fischi la fine. L'Europa resta ad un passo. Alzate gli occhi, c'è un'aquila che vola più in alto di tutti. E fa paura.

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