21 set 2014

La Lazio sbatte su Perin. Genoa 1 Lazio 0


Genoa 1 Lazio 0

La Lazio perde la seconda partita in campionato ma questa volta, a differenza di San Siro, le si può rimproverare ben poco. Se è il Genoa a portarsi a casa tutta la posta in palio, il merito è di un uomo solo: Mattia Perin. Semplicemente insuperabile. Un gatto, un muro, a volte anche un'entità soprannaturale, capace di dire no a tutte le conclusioni dei biancocelesti. E' lui il designato numero uno a sostituire Gigi Buffon negli anni a venire.
Vince il Genoa, dunque. 1 a 0. Un risultato bugiardo che sarà difficile da metabolizzare in poco tempo (giovedì, infatti, si riscende in campo).
Gli uomini di Pioli (Felipe Andersson per Keita unica novità rispetto alla vittoria contro il Cesena) sono padroni del campo fin dal calcio d'inzio. La squadra pressa il Genoa nella metà campo d'attacco, i centrocampisti (Biglia, Lulic, Parolo) giocano d'anticipo, la difesa si muove con armonia (Basta e Candreva si sovrappongono e fanno ammattire Antonelli) e De Vrij e Gentiletti non concedono mai le ripartenze al tridente di Gasperini, formato da Perotti, Matri e Kucka. 
Nei primi 45 minuti si vede la Lazio più spettacolare degli ultimi 10 anni, eppure la porta di Perin resta inviolata. L'uomo più pericoloso è il solito Candreva, ma anche Felipe Anderson, apparso più tonico e determinato rispetto alla passata stagione, e Lulic, bravo nel fare da raccordo tra centrocampo e attacco, mettono in seria apprensione la difesa rossublu. 
Djordjevic ha 4 occasioni ma il massimo che riesce a produrre (quando non ci si mette Perin) è colpire una traversa di testa. Lulic, Felipe Anderson e perfino Gentiletti collezionano potenziali palle gol. Su quella del bosniaco - stop, dribbiling e conclusione nell'angolo alla destra di Perin - Pioli alza le mani ma l'urlo di gioia gli viene strozzato dall'ennesimo intervento del numero 1 genoano.
Sembra una maledizione. Anche il pubblico di Marassi è stordito dal ritmo e dalla corsa della Lazio, tanto che alcuni momenti della partita sono giocati con un silenzio surreale. 
L'unico squillo del Genoa nel primo tempo è un contropiede sprecato da Kucka, bravo a rientrare su De Vrij ma poi incapace di anticipare Berisha in uscita. 
Tornare negli spogliatoi sul risultato di parità dopo un primo tempo così può essere frustante. E infatti la Lazio che scende in campo nella ripresa non corre più. Certo, è anche merito del Genoa che Gasperini corregge tatticamente: Antonelli si mette a uomo su Lulic, Kucka passa al centro, la difesa si dispone a 3 ed Edenilson avanza di venti metri. 
La Lazio è ingabbiata e il gioco ne risente. Nonostante ciò, seppur la partita sia più equilibrata, sono sempre i biancocelesti a tenere in mano il pallino del gioco e a creare le migliori palle gol.
Passano i minuti, diminuiscono gli spazi e la sfortuna costringe Pioli ad effettuare tutte le sostituzioni per infortuni. Konko per Basta. Ledesma per Biglia e Cana per Gentiletti. Un peccato, perché questo costringe il tecnico a lasciare in panchina giocatori come Keita, Klose o Mauri.
Nel Genoa fa il suo debutto in Seria A Lestienne e soprattutto Pinilla rileva un anonimo Matri. E' una mossa decisiva perché il cileno conferma il suo momento di forma e a una manciata di minuti dalla fine, trasforma in rete un pallone scodellato in area da Perotti. Marassi esplode in un urlo d'incredulità. La Lazio rimane beffata. A nulla servono i tre minuti di recupero. 
Arriva la sconfitta al termine di una gara in cui anche una vittoria con un gol di scarto sarebbe stato un risultato stretto. 
Giovedì si riscende in campo. Ma Gentiletti resterà fuori non meno di sei mesi. Basta almeno 3. E con De Vrij squalificato (espulso nel finale per doppia ammonizione) Pioli potrebbe essere costretto a reinventarsi la difesa. Lazio sfortunata.



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