15 apr 2014

Flaminio, ecco il progetto che molti attendono.







Va dove ti porta il cuore. Recita un vecchio detto caro ai più romantici. Dove andrebbe un tifoso Laziale se seguisse i palpiti del suo? A Piazza della Libertà, certo, ma anche in zona Flaminio, là dove -un tempo- sorgeva lo "Stadio della Rondinella. L'impianto venne inaugurato nel novembre 1914 con una vittoria 3-2 sui concittadini dell'Audace. Campo da gioco e d'allenamento fino al 1957 e prima vera e propria casa del calcio capitolino. La "Rondinella" sorgeva tra la curva Nord dell'attuale Stadio Flaminio e la calotta del palazzetto dello Sport di Viale Tiziano. Lo distrusse il fuoco, senza cancellare le gesta dei campioni che vi erano passati. Su tutti Silvio Piola. Nel frattempo, nell'area adiacente era stato costruito lo Stadio del Partito Nazionale Fascista, diventato poi Stadio Nazionale e infine Stadio Flaminio nato sulle ceneri del vecchio impianto e dalla mente dell'architetto Antonio Nervi con la collaborazione ingegneristico-strutturale di suo padre Pier Luigi. Calcio, rugby, scherma e nuoto nelle palestre sottostanti e tante altre attività. Ma la Lazio da lì non è mai andata via, al Flaminio ha giocato, vinto, perso, gioito e sofferto e il cuore dei Laziali sente quella come casa propria. Non è un caso che nel 2009, quando la giunta di centrodestra presiedeva il Campidoglio, i tifosi biancocelesti presentarono una petizione di oltre 15 mila firme per riportare l'Aquila nel suo nido.
Una questione di amore, di appartenenza, di una zona -quella compresa tra Prati e i Parioli- che da sempre pulsa sentimento per la più antica squadra di Roma. Cosa fare del Flaminio? Il presente dice FIGC. L'impianto è in gestione per un anno alla Federazione che lo vorrebbe trasformare nel polo di riferimento per le nazionale giovanili. Un'idea, un progetto da circa 20 milioni di euro. Tanti. La concessione scadrà il prossimo anno e la Federcalcio valuta il da farsi. Nel cassetto rimane un progetto ideato dal Comune di Roma e dallo Studio Shesa che si avvarrebbe dell'architetto Hernesto Suarez già protagonisti della costruzione dello "Juventus Stadium". Una bozza che aveva avuto anche il benestare della famiglia Nervi. Primo step: ampliamento dell'impianto di circa 17 mila unità, si passerebbe dagli attuali 24.389, a 41.263 posti a sedere. La nuova struttura non graverebbe sulla staticità e funzionalità di quella esistente. L'intento, poi, sarebbe quello di ridurre al minimo l'impatto visivo sulla struttura attuale, tanto che gli ampliamenti delle tribune verrebbero posti al di sopra della quota dello stadio attuale. Il progetto, inoltre, andrebbe a rivalutare anche l'area circostante rendendola idonea alla fruizione degli spettatori in concomitanza con il match, con la creazione di un parcheggio e luoghi ristoro. Verrebbero eliminate anche le torri che fungono da faro e i riflettori sarebbero posti sulla corona posta sulla sommità delle tribune. L'impianto non supererebbe i 47 metri, più basso della quota massima toccata dalla struttura dell'Auditorium. La proposta venne avanzata alla FIR che, però, non trovò i mezzi per dare seguito al progetto. Per realizzarlo servirebbe una cifra tra i 35 e i 40 milioni di euro. La metà del cartellino di Hernanes. Se davvero la Lazio volesse, avrebbe il suo stadio, con tanto di negozio e museo che sorgerebbero dove ora c'è il circolo dei giornalisti. Lotito sogna ancora lo stadio sui suoi terreni lungo la Tiberina, scontrandosi con i vincoli idrogeologici ai quali è sottoposta l'area. Ma intanto Napoli e Parma pensano a come riqualificare e ammodernare gli impianti già esistenti secondo la legge sugli stadi da poco approvata. Sarebbe bello se la Lazio seguisse il cuore. Sarebbe bello rivederla a casa. Nel cuore di Roma.

Nessun commento: