11 mar 2014

Lotito: "Due anni fa criticavano perché la squadra era vecchia, oggi perché è giovane".

Momento turbolento in casa biancoceleste e non solo per via della sconfitta casalinga contro l’Atalanta. La spaccatura tra Lotito e buona parte dei tifosi sembra ormai ai limiti dell’insanabile. La ‘protesta silenziosa’ di ieri, che si è concretizzata con un Olimpico praticamente vuoto, è stata forse soltanto l’ennesimo atto di un malcontento che dura già da molto tempo. Per approfondire la questione, proprio il patron della Lazio Claudio Lotito è stato ospite questa sera della trasmissione ‘Il processo del Lunedì’, in onda su RaiSport1. Esordisce cosi il presidente: "Io sono abituato a guardare sempre al futuro, soprattutto per una tifoseria sana. Al di là degli atteggiamenti di alcuni, che sempre mi hanno osteggiato, voglio ricordare che la Lazio a livello di settore giovanile ha il ranking Uefa più alto e il prossimo anno porteremo in prima squadra 4 giovani. Sono abituato a proiettarmi nel futuro, mai nel passato. Quando siamo usciti con il primo numero della rivista ufficiale, c'era il mio volto in copertina, accompagnato dalla dichiarazione 'Io sono colpevole'. Mi sento 'colpevole' infatti di essere troppo attaccato a questa società, di aver curato la solidità della squadra, magari non regalando sogni. Ma questo non significa mancanza di un progetto. Abbiamo sempre permesso alla squadra di trovarci nei primi 5-6 posti, senza tralasciare la gestione economica". Poi sullo stadio di proprietà: "Penso che attraverso lo Stadio di proprietà si possa ottenere autonomia gestionale. Io voglio che quella struttura rappresenti la casa dei tifosi. Ho preso l’impegno già 9 anni fa quando nessuno parlava di stadi. Con uno stadio tutto suo la Lazio potrebbe dire la sua davvero alla grande. I tempi? Tre anni tecnicamente ma oggi c’è una norma che non consente il processo di valorizzazione di questa casa dei tifosi. Io voglio che quella struttura rappresenti questo. Dipendesse da me io lo farei domani mattina. Purtroppo non dipende da me ma dalle amministrazioni. Se arrivasse un magnate, per come è concepita l'iscrizione al campionato, non potrebbero esserci apporti di un certo tipo. Io ai tifosi non ho tolto il denaro, non ho tolto nulla. Il mio predecessore aveva il 51% della società, io ne ho il 67%. Vorrei ricordare ai tifosi che l’intervento di esterni non potrebbe risolvere o stravolgere una società che avrà sempre quei ricavi. Non entrando allo stadio il danno l’hanno fatto alla Lazio, non a Lotito. 

IL LOTITO PENSIERO - Lotito torna con la mente al 26 maggio: anche in quell'occasione ci fu una contestazione nei suoi confronti. "Con la Coppa Italia innalzata mi tiravano le monetine. Sono sempre stato considerato un elemento estraneo dove regna un'altra mentalità. Accetto le critiche, ma quelle non prevenute. Se a fine campionato lo giudicheremo deludente, le critiche le capisco, ma bisogna aspettare a giudicare e criticare. Una squadra fallita, poi risanata, che detta l'inizio del rinnovamento calcistico, con una catena di negozi ufficiale, una radio e un canale televisivo ufficiale... Evidentemente il fatto che occupiamo alcuni spazi non è gradito a certe persone. E' stato detto, da chi si cimenta senza conoscere o senza avere la capacità di capire un bilancio, che ho venduto Hernanes, che l'ho costretto ad andare via. Che addirittura l'ho chiamato la mattina stessa per pregarlo di assumersi tutte le colpe. Io Hernanes non l'ho mai chiamato, in tutto il tempo della sua permanenza a Roma. Poi lui ha spiegato, infatti, che non era costretto da nessuno, voleva semplicemente un'esperienza nuova. Io sono per il dialogo, le persone perbene le rispetto, la critica costruttiva l'accetto. La frase 'la prima squadra della capitale' che ho voluto mettere così in evidenza, è stata un'idea di un tifoso. L'aquila prima del match anche. La Lazio ha appena comprato un pullman, cerchiamo di colmare il gap economico con il senso d'appartenenza al club. Lo scudetto del 2000 è anche mio visto che l'ho pagato io in seguito". Il numero uno biancoceleste torna anche sulla battuta legata alla successione che tanto ha indispettito i tifosi. "Io sono un uomo di pace ma anche irremovibile davanti alcune decisioni. Le persone per bene io le rispetto come le critiche costruttive. Il fatto di dare la Lazio a mio figlio? È per sottolineare la certezza del futuro. Io non sono transeunte. Ragiono in termini di spirito di servizio per dare l’opportunità alla gente di sorridere, cosa che non è più abituata a fare. Da quando sono diventato presidente della Lazio ho avuto solo guai. Chi me lo fa fare? Lavoro con spirito di servizio, ho l’obbligo di proiettare questo club nel futuro. Io ho sempre chiesto a tutti un percorso di crescita e agli atti di forza mi contrappongo con la legalità. Qui però quando si perde la colpa è di Lotito quando si vince è dei tifosi. Io le colpe me le prendo. L’inno della Lazio è ‘Non mollare mai’ l'ho fatto mettere io prima delle partite. Chi lo ha fatto adesso mi critica.
Una difficoltà di dialogo con l'ambiente spesso rivendicata da alcuni tifosi, aspetto che però Lotito vuole puntualizzare: "Io il dialogo l’ho sempre avuto. Rispondo a tutte le lettere, anche a quelle che provengono dai penitenziari, ma lo faccio in silenzio. Ho trovato gente che non credeva che un presidente potesse essere sensibile a certe tematiche. Sono un cattolico praticante che ha ben presente il rispetto dell’essere umano nella sua interezza. Io non vado muro contro muro - continua il presidente biancoceleste in riferimento alle parole del tecnico Reja -. Sono irremovibile verso chi fa critiche strumentali. Io sono il papà di questa grande famiglia. Anche su Bob Lovati è stato detto il falso. Lui aveva accesso totale a tutto e tutti possono confermarlo”.

IL MERCATO -  L'estate è lontana, ma il tema mercato è sempr attuale: "Ho una lista di acquisti, ma adesso non si può parlare di mercato. Acquisteremo in più reparti, un attaccante già conosciuto ai media, parliamo di persone di alto livello. Noi abbiamo un progetto, non è solo questione di comprare. Due anni fa criticavano perché la squadra era vecchia, oggi perché è giovane. La riduzione drastica dei ricavi da stadio investe tutto il calcio. Per tre motivi: motivi economici congiunturali del paese, disaffezione dei tifosi che preferiscono restare in poltrona, stadi di scarso appeal. Troppo comodo identificare un capro espiatorio. I prezzi che abbiamo praticato sono quelli di 9 anni fa. Abbonati? Sono 11 mila se escludiamo la promozione Cuccioloni, una mia iniziativa, che sarebbe come se avessi regalato 9mila abbonamenti. Quando dite che a Lazio-Sassuolo erano tanti, dite una bugia. La carenza di incassi nasce anche dai provvedimenti UEFA, la gente è stufa di questi cori". Una questione sempre cara è l'aspetto economico, punti cardine del Lotito-pensiero sono bilancio, fair-play finanziario e lo sponsor: "Io guardo gli obblighi nostri, la Lazio lo rispetta. Se verranno fatte le esclusioni dalle Coppe o multe salate la Lazio non ci rientrerà. A livello Nazionale servirà del tempo per potersi adeguare. Ma se io devo vendere uno sponsor a una cifra irrisoria è preferibile usarla per fini benefici. C’è qualcuno che ha uno sponsor importante? Lo proponesse. L’appeal è dato da fatti concreti. Finale Coppa Italia, in Europa League, se gli altri svendono è una scelta gestionale. Ci sono squadre di Serie A che prendono 12-13 milioni, alcuni prendevano 7 milioni all’epoca”. Molti invocano un azionariato popolare, Lotito non è d'accordo. “Distruggerebbe la società. Sono un combattente, non un reduce. Ho il concetto della guerra del 15-18: ‘Il Piave mormorò non passa lo straniero’.” Come arriverà la Lazio in classifica? “Voi pensate che io lavori contro la Lazio? Alcuni tifosi lo fanno. I risultati non dipendono solo dalla nostra capacità".   Infine una battuta ai cugini giallorossi: “La Roma ci è stata sotto per tanti anni, e soprattutto non ha mai respirato aria europea, solo quella di Roma”.

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