09 gen 2014

Intervista a Sergio Cragnotti. Auguri Lazio! Cragnotti ricorda: “Contro il Manchester Utd il vero trionfo. Da tifoso dico che la Lazio merita di più"

"Il mio compleanno coincide con quello della Lazio, un segno del destino che evidentemente si è concretizzato quando, poco più di vent'anni fa, divenni presidente della società biancoceleste". Nove gennaio, una data che i tifosi della Lazio non possono ricordare esclusivamente per gli auguri alla prima squadra della Capitale.  

Sergio Cragnotti compie gli anni e risulta impossibile non rivolgere anche a lui un pensiero in questa giornata di festa, seppur a distanza di undici anni dal suo addio. Il presidente del secondo scudetto biancoceleste è intervenuto stamattina ai microfoni di Radio Manà Sport per ricevere il doveroso omaggio e dire la sua a trecentosessanta gradi, non solo sul momento Lazio. Si parte, e non potrebbe essere altrimenti, dai ricordi passati: “Avevamo investito tanto in quella squadra, ma diciamo la fame che è arrivata pian piano – ha detto ripercorrendo le sue vittorie in biancoceleste –. I nostri progetti erano diversi, sportivi e manageriali: alcuni siamo riusciti a realizzarli, altri no avendo davanti ostacoli difficilmente superabili.

 Lo stadio della Lazio? Il modello era pronto, necessitava soltanto della scelta dell'area sulla quale costruirlo, non mi hanno permesso di metterlo in pratica. Ancora oggi vedo che occorre una legge speicifca per dare autorizzazione alla costruzione degli stadi e questa è una situazione assurda. Il mondo del calcio è un'industria elevata al massimo livello globale, bisogna esser aperti mentalmente per accompagnarne lo sviluppo superando vecchie procedure oramai fuori tempo”. Il nove gennaio di tredici anni fa coincise con l’addio di Sven Goran Eriksson, una situazione per molti simile a quella vissuta attualmente con Petkovic. 
Non per Cragnotti: “Petkovic come Eriksson? Non scherziamo. L'allenatore svedese aveva raggiunto il tetto del mondo con quella LazioNé esonero né dimissioni, il contratto si sciolse di comune accordo e non trovammo nessun ostacolo - ricorda Cragnotti -. Il mister aveva ottenuto il massimo all’interno di quella squadra e mantenere quel livello per lui avrebbe comportato una grossa fatica. Pensò bene di cambiare aria, accettando le avances della Federazione inglese. Arrivò Zoff che ancora ringrazio per la competenza e la professionalità, e con cui ero legato da un rapporto di grande amicizia. 

 Fra Lotito e Petkovic non credo sia andata così...”. In quel periodo l’immagine della Lazio nel mondo si manteneva su standard altissimi: “Si veleggiava in Europa come una delle società più importanti dell’ambito calcistico, con l’obiettivo di far coincidere ai risultati un adeguato livello di marketing.  

C’era uno stretto legame tra l’attività calcistica e quella economica, non a caso alcune preparazioni furono svolte in Cina e in Giappone”. In tanti anni di Lazio nessun grattacapo con un calciatore in sede di contrattazioni: “Non ho mai avuto grossi scontri di carattere economico per i rinnovi. Era una società che cresceva con i risultati, e di conseguenza crescevano anche i salari dei calciatori.  

Non si può pretendere di ottenere grandi risultati senza alti compensi. Inoltre era necessario un livellamento salariale tra i vari componenti della rosa, nel nostro caso verso l’alto perché l’obiettivo era vincere”. Nessun dubbio nel rimembrare il momento più bello e quello più brutto: 

La finale di Supercoppa europea vinta a Montecarlo contro il Manchester United è senz’altro un ricordo indelebile: ci fu un’esaltazione trionfale da parte di tifoseria e stampa, un momento eccezionale in quanto a risultato sportivo e notorietà. Il più brutto è quando siamo dovuti uscire dal mondo del calcio per i noti problemi.  

In quali condizioni lasciai la Lazio? Basta andare in Consob a prendere il bilancio depositato il 31 dicembre 2002…”. Pochi rimpianti da rimproverarsi durante la sua gestione: “Qualche sbaglio in sede di campagna acquisti e cessioni ci può stare, ma il rammarico più grande è quello di non aver intuito il vento che soffiava intorno al pianeta Lazio.  

L’errore vero fu non aver capito bene il mondo che ci governava…”. Oggi si parla di una squadra completamente diversa: "Il momento è abbastanza difficile, ma con l'arrivo di Reja spero che i risultati migliorino", è l'auspicio dell'ex presidente, prima di un'ultima considerazione dal Cragnotti tifoso, più che dal Cragnotti ex presidente: “Se vedo nella Lazio la voglia di crescere? C’è sempre questo desiderio, poi però la vita reale ci fa ottenere i risultati che seminiamo, che sono legati alle proprie possibilità e alle proprie idee.  

Questo club merita molto di più per storia e bacino d’utenza. Per non restare nella mediocrità, anzi per oltrepassarla, si possono accettare anche nuove partnership, il club ne potrebbe solo giovare per ridare sogni ai propri tifosi. A tal proposito: buon compleanno alla Lazio e a tutti i laziali”.

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