20 ott 2013

Atalanta - Lazio 2 - 1. Biancocelesti sempre più in crisi


Atalanta - Lazio 2 - 1

A Bergamo la Lazio raggiunge il punto più basso dell'era Petkovic. Finisce 2 a 1 con un gol di Denis a cinque minuti dalla fine. E' una sconfitta che brucia. Immeritata, se si dovesse considerare la prestazione della squadra solo nei 45 minuti del secondo tempo. La classifica ora piange: la miseria di 11 punti e già tre ko da annoverare nelle stastiche stagionali. Numeri impietuosi se si fa il paragone con l'anno passato, quando i biancocelesti, dopo 8 giornate di campionato, avevano 18 punti in classifica. La domanda sorge spontanea: cosa è cambiato?
Sostanzialmente tutto. Quella squadra non esiste più. Klose allora era letale, ora è tormentato da continui infortuni. La difesa, con Biava e Dias, era un punto di forza, ora invece il punto debole della squadra. Hernanes faceva la differenza, ora è un giocatore anonimo in mezzo al campo, lento, irritante, prevedibile. E poi, la differenza più grande con quella squadra che fino a gennaio ha tenuto testa alle prime della classe, sono i giovani. Perea, Felipe Andersson e Keita su tutti. L'intento di Petkovic è chiaro: farli crescere. Sono ragazzi di grande talento ma ancora non hanno l'esperienza necessaria per dare un sostanziale contributo alla causa. Metterli in campo tutti e tre contemporaneamente, come è avvenuto nel finale di gara di oggi, è rischioso ma Petkovic è un allenatore a ui piace rischiare. Poteva accontentarsi di un punto, invece ha provato a vincere la partita e alla fine, Denis, lo ha punito. Anche questo fa parte del gioco.
Alla vigilia si era detto che era una sfida importante per ritrovare la vittoria dopo i mezzi passi falsi contro Sassuolo e Fiorentina. C'era grande fiducia, soprattutto da parte di chi aveva ancora negli occhi la prestazione contro i viola.
Causa impegni con le nazionali, Petkovic schiera un undici titolare inedito. A partire dal modulo: 4 - 3 -3 puro. Davanti a Marchetti ci sono Cavanda, Cana, Ciani e Lulic. Biglia, Onazi ed Hernanes a centrocampo. Floccari, Perea, Felipe Andersson in avanti. La sorpresa è Candreva in panchina.
Per i primi trenta minuti non succede nulla. Partita tesa e giocata soprattutto a centrocampo. Contrasti decisi, pressing, spazi stretti. Poi un occasione per parte. Prima (33') un destro di Floccari che sfiora il palo e poi (37') una girata di Bonaventura su cross di Del Grosso sventata da Marchetti. L'Atalanta avanza il baricentro e la Lazio soffre. Cavanda salva sulla linea un tocco sotto di Cigarini, e un minuto più tardi, lo stesso regista nerazzurro, con un tiro da oltre venti metri, infila Marchetti e porta in vantaggio i suoi. La reazione della Lazio è inesistente. Si va negli spogliatoi.
Petkovic toglie Felipe Andersson (un fantasma) e inserisce Candreva.
La Lazio rientra in campo con più determinazione e dopo otto minuti confezione la rete del pareggio. Lulic mette in mezzo, Lucchini dorme, Perea lo anticipa e da opportunista, insacca alle spalle di Consigli. E' un gol che da morale ai biancoceleste. l'Atalanta indietreggia e difende bassa. La Lazio inizia a prendere il controllo del match. Le occasioni migliori capitano ad Hernanes: prima su punizione, respinta da Consigli e poi con un tiro dal limite che si spegne di poco a lato. L'Atlanata sembra non averne più. Petkovic toglie il profeta (a parte le occasioni citate in precedenza, la sua partita è stata pessima) e inserisce Klose. Il messaggio è chiaro: voglio i tre punti. Il 4 - 3 - 3 si trasforma in 4 - 2 - 4 con Keita (entrato in precedenza al posto di Floccari) e Candreva ai lati, Klose e Perea al centro. L'idea è scardinare l'Atalanta da sinistra, sfruttando le accellerazioni di Keita e le sovrapposizioni di Lulic. E' solo teoria, però, perché in pratica il giovane attaccante spagnolo, tranne un dribbling con cross troppo alto per tutti, non riesce mai ad essere decisivo. Colantuono inserisce Baselli per rinforzare il centrocampo e dopo pochi minuti trova la rete del 2 a1, con Denis.
Il forcing finale della Lazio non produce nulla. Vince l'Atlanta. E' davvero il punto più basso della gestione Petkovic

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