15 apr 2013

La Lazio ci prova, la Juve segna. Lazio 0 Juventus 2.

 
Lazio 0 Juventus 2

Game over. Stasera, all'Olimpico, svaniscono definitivamente tutte le speranze Champions League. Certo, il calcio è strano, e la matematica dice che la Lazio è ancora in corsa per il terzo posto, ma la sensazione è che questa squadra sia arrivata al capolinea. Sia fisico che mentale. L'Europa League, i continui infortuni, le squalifiche e una panchina corta, hanno portato all'undicesima sconfitta stagionale. Per 2 a 0, contro una Juve brava a chiudere il match dopo soli 28 minuti. Un uno-due di Vidal che ha messo ko i ragazzi di Petkovic, capaci di reagire veramente solo nel secondo tempo, grazie anche agli innesti di Kozak ed Ederson.
Alla fine l'Olimpico ha applaudito gli undici biancocelesti in campo e Vladimir Petkovic. Bisogna essere onesti: non era semplice fare meglio di così. Con una difesa decimata, composta dall'inedito quartetto Gonzalez - Ciani - Cana e Stankevicius, quest'ultimo in campo dopo più di anno di stop. Un Mauri al 60% a centrocampo e Klose isolato tra Bonucci - Barzagli e Peluso in avanti hanno reso la squadra lenta e prevedibile. L'unico, capace di creare qualcosa di più, come al solito, è stato Antonio Candreva. 
Il 2 a 0 è un risultato giusto, anche se, vista la reazione del secondo tempo, dove in campo, per una buona mezz'ora, c'è stata solo la Lazio, un gol, i ragazzi di Petkovic, lo avrebbero meritato.
La partita la Juve l'ha vinta a centrocampo. Gli inserimenti di Marchisio, dietro l'unica punta Vucinic hanno creato sempre apprensione a Ledesma e ai difensori centrali.  In mezzo Pogba e Vidal hanno vinto il confronto contro Onazi ed Hernanes. Un passo diverso, sempre primi sulle seconde palle, contrasti e tanta qualità. Così il primo tempo, dopo un buon avvio della Lazio, è stato tutto di marca bianconera. Il rigore (folle fallo di Cana su Vucinic) dopo 8 minuti trasformato da Vidal ha messo la partita subito in salita. Sotto un gol la Lazio si è spinta in avanti e con lo stesso Cana, sugli sviluppi di un corner ha sciupato (liscio a tu per tu con Buffon) la più nitida palla gol di tutta la partita. Passato lo spavento, la Juve si è rituffata in avanti e ha approfittato di un altro regalo di Cana per raddoppiare: Vucinic mette in mezzo, Ciani devia, Vidal anticipa il difensore albanese e lo stesso Marchetti, e con la punta gonfia la rete per la seconda volta. La Lazio accusa il colpo e la Juve gestisce il doppio vantaggio fino al termine dei primi 45 minuti.
Poi arriva il secondo tempo ed ecco la Lazio che non ti aspetti. Kozak ed Ederson prendono il posto di Hernanes e Mauri. La squadra avanza il baricentro. La Juve - mentalmente più rilassata - si lascia schiacciare dietro. Il possesso palla è biancoceleste, i centrocampisti vincono, finalmente, i contrasti, Klose dribbla e cerca i compagni, ma nonostante ciò, pericoli veri, non arrivano mai verso la porta di Buffon. Così, dopo trenta minuti dove la classica espressiona "tanto fumo e niente arrosto" ci starebbe a pennello, ecco che Pirlo e compagni riprendono in mano la gara e non se la lasciano sfuggire più. Succede poco o nulla: il giovane Crecco esordisce in Serie A, Onazi manda qualche pallone in Curva, Marchetti respinge una punizione di Pirlo che se l'avesse segnata, avrebbe eguagliato il record di Del Piero, l'Olimpico canta cori, e la Nord a un certo punto guarda con occhio nostalgico verso la tribuna d'onore. Seduto, lì, tra la gente, c'è Sergio Cragnotti. Ma questo è un capitolo chiuso, un'altra storia, un ricordo lontano.

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