24 feb 2012

Reja e il futuro lontano da Roma

Oggi sapremo se il presidente Lotito e il ds Tare avranno convinto Reja a restare, ma gli spiragli e i segnali lanciati dal tecnico, dopo la partita di Madrid, sembrano positivi, anche se non di facile lettura. «Quando una persona presenta delle dimissioni, vuol dire che è convinto di quello che fa. Però non bisogna precludere eventuali cambiamenti di scenari che si possono aprire tra persone equilibrate. Quindi non posso escludere nulla, mi sento ancora l’allenatore della Lazio. Aspetto una risposta dal presidente, che vedrò in giornata, dopo farò le valutazioni».
In questa vicenda, che ha del paradossale, Reja si sta giocando parecchio della sua immagine. Le frasi potrebbero far capire che aspetta qualcosa da Lotito, qualche promessa, qualche concessione. Forse l’allontanamento del ds Tare dallo spogliatoio? E’ un’ipotesi. Di sicuro non può tornare indietro a mani vuote, dopo il pesante trattamento ricevuto dal presidente stesso. Sono successe cose gravi, le stesse che l’hanno portato al passo ufficiale di rassegnare le dimissioni scritte: difficile che si rimangi tutto e resti al suo posto, dando un colpo di spugna a quanto accaduto, senza ottenere niente in cambio. Farebbe solo una figuraccia.
A culmine di 2 convulse giornate di ordinaria follia, oggi la vicenda verrà definitivamente chiarita e risolta. E la possibilità che Reja rimanga sta prendendo sempre più corpo. Ma quale prezzo dovrà pagare Lotito? Su questo interrogativo ruota il fulcro della questione. Lotito, Tare, Reja: uno è di troppo in questa triade che gestisce la squadra e che mai è andata veramente d’accordo. Accadde nel famoso ritiro di Norcia che il friulano pretese che Tare restasse fuori dallo spogliatoio: si ripeterà la situazione? E Lotito sarebbe disposto ad accettarla nuovamente? Sono domande che i tifosi si sanno ponendo.
Nel ritiro di Madrid, nella notte fra mercoledì e giovedì, l’allenatore ha incontrato una delegazione dei 2.500 sostenitori arrivati in Spagna. A loro ha spiegato le motivazioni, che l’hanno portato a rassegnare le improvvise dimissioni, i motivi dei contrasti con la dirigenza, il suo stato d’animo. Gli hanno chiesto di rimanere, testimoniandogli affetto e stima. Anche ieri l’hotel della squadra è diventata la meta di molte persone che hanno visto un Reja sereno, persino sorridente. I tifosi e la squadra vogliono Reja e hanno intonato cori contro il presidente, ritenuto il responsabile principale della situazione grottesca. Sconcertati per l’accaduto, in ansia per sapere quello che succederà al rientro dalla Spagna.
Intanto, la società, si sta guardando attorno per scandagliare il panorama degli allenatori disponibili. Fermo restando che, in ogni caso, Reja andrà comunque via a giugno, il presidente deve valutare la situazione attuale e trovare un tecnico disposto ad accettare un contratto di 4 mesi. Ma, siccome serve un professionista di personalità ed esperienza, l’opera di monitoraggio è complicata. Soprattutto perché è assolutamente vietato sbagliare la scelta per non compromettere le ambizioni di terzo posto. Ci sono nomi gettonati per il futuro, altri per traghettare la formazione fino a giugno.
Piace soprattutto Gigi De Neri, friulano e amico di Reja, che potrebbe anche avere una doppia chance: quella di prendere subito in mano la Lazio e magari ottenere anche un’opzione per il prossimo anno. In pole anche Gigi De Canio: secondo indiscrezioni, entrambi sarebbero stati già contattati. Ma esiste anche una soluzione interna suggestiva che porta a Simone Inzaghi, allenatore degli Allievi. L’ex centravanti, senza patentino, verrebbe affiancato da Crialesi, attuale collaboratore di Reja. Si fanno anche i nomi di Zenga, Camolese, Papadopulo. Per la prossima stagione il ventaglio è ampio: Zeman, Tassotti, Montella, Gasperini, Eriksson. Ma il vero problema è oggi: risolvere nel modo migliore la crisi aperta. Tare è fiducioso: «Penso che possa rimanere». Lotito oggi proverà ancora a convincerlo, ma stavolta è molto più difficile rimettere in piedi il mosaico.
il messaggero

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