08 feb 2011

mister Rossi pensaci TU. Firmato Reja.

Delio, come hai fatto con Zarate?». L’ha chiesto Reja a Rossi. E’ suc­cesso ieri mattina a Coverciano. Si sono incontrati e salutati, durante la pausa per una sigaretta, zio Edy ha avvicinato il tecnico del Palermo, suo predecessore sulla panchina della Lazio. Quel talento argentino che tre anni fa era esploso all’Olimpico, sembra sparito, non c’è più. E allora meglio chiedere consigli, ascoltare altri pareri. Lui le sta provando tut­te, con le buone e con le cattive, con la fiducia e con le esclusioni. Reja non è mai stato un allenato­re presuntuoso, anco­ra prima di sbarcare a Formello da Spalato aveva telefonato a Delio per una foto­grafia sulla Lazio. E ieri ne ha approfittato di nuovo. L’ha rac­contato, con la sem­plicità e la saggezza che gli appartiene, nel pomeriggio a via­le dell’Umiltà, sede dell’Associazione Stampa Estera. Pre­miato come miglior allenatore del 2010, ma non sono ba­stati 66 punti in 39 partite sulla pan­china della Lazio per evitare critiche e fischi ingenerosi. Gli si chiede lo scudetto o la Champions trascurando la salvezza miracolosa della passata stagione e la consistenza di un orga­nico che può giocarsela (come sta fa­cendo) tra il quarto e l’ottavo posto. E se cambia Zarate, viene giù lo sta­dio, anche quando Maurito non bec­ca palla e non indovina mezzo drib­bling.

PRESSIONI
-Così, all’ennesima do­manda sull’argentino, Edy s’è messo a raccontare:«Mi auguro ritrovi pre­sto la giocata giusta. Ha bisogno di serenità, di continuità di rendimento. Ha mezzi importanti, deve sfruttarli. Vengo da Coverciano. Ho incontrato Rossi. L’ho salutato, gli ho fatto i complimenti per come sta giocando il Palermo, e gli ho anche chiesto come faceva con Zarate, visto che tre anni fa aveva reso al meglio. Sì, ab­biamo parlato anche di questo…».La curiosità non si poteva esaurire e al­lora è stato scontato chiedere: e Ros­si cosa ha risposto?«Mi ha detto che attorno a questo giocatore la gestio­ne non era giusta. Mauro, però, è un bravissimo ragazzo. Non si può dire che non si impegni. Forse il proble­ma è che sente e avverte troppe re­sponsabilità,così ogni volta che scende in campo pensa di dover es­sere per forza decisivo e non gli gio­va».

BOMBER
-Non fa gol la Lazio, non ar­riva in porta. Si torna su vecchi argo­menti, mai passati di moda:«La squadra si difende bene, tiene a cen­trocampo, ma in avanti non c’è concretezza. Manca un bomber o un gio­catore che metta dentro il pallone. Anche quando la Lazio giocava me­glio, creando diverse opportunità, fa­ticava a concretizzare. Ora spero di recuperare giocatori importanti co­me Floccari e Rocchi». Si sente ri­succhiata la Lazio, ma è ancora quarta, in piena corsa:«Il no­stro obiettivo resta l’Uefa, ci sono squa­dre più titolate, con valori superiori. Se abbiamo fatto bene sinora significa che ci sono qualità anche nella Lazio. Da qui alla fine del campio­nato potremo dire la nostra, ci proveremo. Ma non possiamo più sbagliare. Serve una squadra in tiro al 100 per cento e che non perda mai compat­tezza».

CLASSIFICA
-Una vittoria sul Chievo avrebbe restituito entusiasmo e sti­moli. La Lazio deve tenere duro, ri­mettersi a correre.«Ho sempre det­to arriviamo a 40 punti per la salvez­za e poi vediamo. Ora ci siamo, toc­ca a noi. Scherzando, avevo detto an­che che mi dispiaceva essere partito così forte. Era meglio arrivarci per gradi, perché è più facile rincorrere che essere rincorsi e l’entusiasmo ti viene quando hai qualcosa da rag­giungere. Ma noi abbiamo qualcosa da raggiungere».

TRAGUARDO
-C’è da guardare avanti. Reja a Brescia festeggerà un anno sulla panchina della Lazio: 66 punti in 39 partite (media da Champions) non basta per evitare discussioni. Lui resta concentrato sull’Europa:«E’ una media importante, il merito va ai ragazzi. Ma il campionato non è finito e non si può fare la somma di due mezzi campionati. Le somme si tirano alla fine. Mi auguro che la La­zio torni quella del girone d’andata e riesca a mantenere queste posizioni. Anche quando eravamo primi o se­condi, sapevo che sarebbe stata du­ra e che da dietro sarebbero arrivate squadre più forti. Noi cercheremo di tenerle lontano».

fonte: corrieredellosport

2 commenti:

Andrea ha detto...

www.pianetasamp.blogspot.com

In effetti è stranissima l'involuzione di Zarate, di solito è il primo anno quello più difficile, non credo sia un problema di allenatore, secondo me è più il ragazzo che al momento per vari motivi non ha la testa giusta...ciao!

4EverInter ha detto...

Zarate é un giocatore che vive di individualitá.Tolte quelle diventa un giocatore abbastanza normale.E dato che gli hanno rotto abbastanza le scatole per essere troppo veneziano......