19 mag 2010

Racconto della stagione 2009/10 della S.S. Lazio 1900.

Si sa, maggio è tempo di bilanci. I verdetti, quelli no, sono stati già stipulati. Sabato sera si è conclusa una delle peggiori annate della storia biancoceleste. Un incubo, quello della retrocessione in Serie B, che ha accompagnato questi 9 mesi, diventando, prima possibilità remota, poi, dopo gennaio, realtà concreta ed infine un pericolo scampato. E pensare che l'anno 2009 /2010 era iniziato con la vittoria della Supercoppa Italiana a Pechino contro quell'Inter ora osannata da tutti come la squadra più forte del mondo. Incredibile, che da quella meravigliosa notte, da quel trofeo, si sia passato a lottare con squadre di secondo piano nei bassi fondi della classifica. Adesso non resta che voltare pagina in fretta e programmare la prossima stagione. La speranza, anzi, un sogno vero e proprio, è che la S.S. Lazio 1900 cambi, come prima cosa, presidente, che trovi un direttore sportivo competente al posto di Tare che possa creare una squadra competitiva, se non per i primissimi posti della classifica, almeno per il quarto posto. Utopia? Forse si, fin quando alla guida ci sarà Lotito, l'uomo che Roma ricorderà per aver quasi portato una società gloriosa come la Lazio in Serie B. Ma le colpe di questa annata disastrosa (anche se poi, grazie alla vittoria contro l'Udinese, si è chiusa con un dignitoso 12° posto in classifica) non sono tutte del presidente ( anche se la percentuale di Lotito supera abbondantemente l'80%). Certo, avere un organizzazione societaria è fondamentale per ottenere risultati ambiziosi, ma quest'anno anche le prestazioni di alcuni giocatori e quei mesi vissuti con Ballardini in panchina, hanno contribuito e non poco a rendere la stagione nera. Ed allora, se maggio è tempo di bilanci, si analizzi, con tutta l'obiettività e la chiarezza del caso, la stagione appena finita.



Il Campionato. Prima parte, la gestione Ballardini
Ben altre erano le ambizioni della società e le speranze dei tifosi. Il 2008 - 09 aveva visto Zarate e compagni alzare al cielo due trofei. In estate Delio Rossi aveva deciso di lasciare e Lotito aveva scelto Ballardini al suo posto. Scelta errata però, perchè lo pseudo mister non è mai riuscito a dare un organizzazione di gioco alla squadra. Non solo, si è schierato, da fedele servo del presidente, contro i famosi dissidenti (Pandev e Ledesma) creando un clima, all'interno dello spogliatoio, di tutti contro tutti. Nel gruppo sono sorte tensioni, invidie tra i giocatori, c'era chi remava contro e chi pensava solo a trasferirisi in qualche altra piazza. Questo, ovviamente ha portato ad una rapida discesa in campionato. Dal punto di vista tattico il deserto totale. Ogni domenica una formazione diversa, con i giocatori chiarmanete messi male in campo che non sapevano proprio cosa fare. Zarate è sembrato involuto, Rocchi isolato, Foggia incompreso, Kolarov perennemente fuori posizione, Baronio improbabile regista di centrocampo, e così via. Questo ha portato a risultati allarmanti. In casa si pareggiava e in trasferta si perdeva. Questo fino a febbraio, precisamente fino al 7 febbraio, a quella sconfitta contro il Catania per uno a zero. L'ennesima umiliazione della stagione, con Maxi Lopez, corteggiato e poi mollato da Lotito, che dopo il gol va sotto la tribuna d'onore e fa il gesto "delle orecchie" verso Lotito stesso. Forse, più che quella sconfitta in sè, è stato quel gesto che ha scosso Lotito e gli ha fatto compiere l'unico gesto sensato della sua stagione: cacciare Balalrdini e chiamare Edoardo Reja.

La scossa Reja.
Lotito ha chiamato Edy Reja una mattina di febbraio. Lo ha fatto per telefono, quando l'ex tecnico del Napoli era in Croazia, alla guida dell'Hajduk Spalato, in testa a quel campioanto. Il patron laziale non ha dovuto trovare molte parole per esprimere quel concetto semplice, semplice: salvare la Lazio. Edy non ha tentennato neanche un attimo, perchè alla Lazio non si può dire di no, ha cercato il modo di salutare i croati da signore, senza passare per un ingrato, e c'è riuscito, poi, dopo soli due giorni da quella telefonata è sbarcato a Roma. Aveva un sorriso stampato sul viso e a tutte le domande di rito, una sola risposta: salverò la Lazio. Non ha avuto pretese, Edy Reja, tranne una, la più importante: reintegrare Ledesma per ridargli le chiavi di quel centrocampo che conosceva a memoria. Poi ha chiesto solo di essere lasciato in pace a lavorare, senza nessuno della società ad interferire nel suo lavoro, come succedeva con la precedente gestione Ballardini. Gli hanno detto si, i tifosi hanno avuto fiducia e Reja, alla fine, ce l'ha fatta. Ha salvato la Lazio dalla serie B, ma la missione non è stata per niente facile.

Edoardo Reja e il primo match
La prima partita di Edy Reja è a Parma, contro una squadra in calo dopo l'ottimo girone d'andata disputato. Reja cambia poco, inserisce Ledesma e toglie Baronio, shiera una difesa a tre con Stendardo al centro e in avanti propone la coppia Zarate - Floccari. Si vince, finalmente si vince. 2 a 0. Segnano Zarate e Stendardo. La squadra sembra più tonica rispetto a quella di sette giorni prima. La difesa regge e il centrocampo crea gioco. Sono tre punti fondamentali, ossigeno puro. Reja, in sala stampa, smorza gli entusiasmi, dice che la salita è ancora lunga e che c'è ancora da lavorare. Non sono parole banali, perchè, anche se apparentemente lo possano sembrare, nascondono un timore di fondo. Reja sa che questa squadra ha qualcosa che non va, nonostante la vittoria, intuisce che questa squadra ha un problema di fondo. Un male interiore che non è ne di natura tattica, ne motivazionale. In quel pomeriggio al Tardini Reja non è ancora cosciente di quale sia questo problema, ma lo avverte, in quella vittoria avverte che c'è qualcosa che non va davvero. Qualcosa di grave. Nelle settimane successive questo male si palesa agli occhi del tecnico triestino.


Inizio delle difficoltà
Dopo Parma seguono quattro partite dalle prestazioni altalenanti. La Lazio perde a Palermo e a Genova, pareggia in casa contro la Fiorentina e viene umiliata all'Olimpico dal Bari. Ritornano i vecchi fantasmi. In panchina sembra che ci sia ancora Ballardini e la serie B diventa più di un semplice pericolo, ma una possibilità concreta. Si tocca il punto più basso della storia degli ultimi anni biancocelesti. Se fosse finito allora il campionato, dopo lo 0 a 2 contro i pugliesi, la Lazio sarebbe retrocessa in cadetteria. I tifosi fischiano, contestano, danno dei venduti ai giocatori. Reja in conferenza stampa predica pazienza, ma è sereno. Il suo volto non è quello di un uomo preoccupato. In queste quattro partite, infatti, Edy è riuscito a capire finalmente quale sia il male grave che affligge la squadra. C'è voluto poco più di un mese per capirlo, ma alla fine c'è riuscito. La società decide di andare in ritiro anticipato prima della trasferta del S. Elia contro il Cagliari, quale occasione migliore che tre giorni di reclusione a Norcia per parlare con la squadra e risolvere i problemi, il male incurabile che affligge i giocatori?


La svolta
Avviene a Cagliari. Al S. Elia con una vittoria per 2 a 0 firmata Rocchi e Floccari. Ma in realtà la svolta avviene durante il ritiro a Norcia. Reja parla alla squadra. Tutti intorno a lui, lo ascoltano. E' il gruppo, la poca coesione di questo gruppo il vero problema della Lazio. Giocatori invidiosi l'uno dell'altro, nessuno disposto a correre per l'altro, ad aiutare il compagno. Manca lo spirito di sacrificio, la voglia di lottare e sudare. Parlano i giocatori, parlano e si chiariscono tra di loro con Reja che fa da mediatore e a Norcia stipulano un patto di ferro: salvare la Lazio. Lottare per questa missione, solo per questa,e lasciare alla fine della stagione i problemi irrisolti con la società. E' un patto d'onore, tra uomini intelligenti, e i risultati arrivano fin da subito. A Cagliari la squadra appare profondamente cambiata. Ora lotta, aggredisce l' avversario, corre, suda e ci mette il cuore. Al triplice fischio finale i giocatori si abbracciano tra di loro in mezzo al campo e urlano forte come mai nessuno li aveva visti fare. E' una scena forte, di quelle che ti rimangono in mente, si ha la sensazione che qualcosa sia cambiato e che da li in avanti i risultati non potranno che essere migliori. Questo il grande merito di Reja, aver fatto giocare i suoi giocatori con il cuore.


Seconda parte del campioanto. La volata verso la salvezza.
Dopo Cagliari i risultati arrivano di conseguenza; 2 a 0 al Siena a Roma, 1 a 1 a Milano contro il Milan, 1 a 1 in casa contro il Napoli, 3 a 2 a Bologna, in una sfida decisiva che allontana definitivamente l'incubo retrocessione. E' prorpio la vittoria del Dall'Ara il punto più alto della stagione biancoceleste, la vittoria di Reja, non solo, come già detto, uno che è risucito a crare un gruppo di giocatori finalmente unito, di professionisti che la domenica ci mettono il cuore, oltre che la tecnica e le proprie abilità, ma anche un uomo di carattere, che non ha guardato in faccia nessuno e in ogni sua scelta ha sempre messo al primo posto il bene della squadra, invece che il singolo. Così ha creduto necessario mettere in disparte Zarate (un giocatore che non si poteva permettere in quanto troppo individualista) e ha dato fiducia alla coppia Rocchi - Floccari. Ha rigenerato Mauri e dato compattezza al centrocampo facendo giocare Brocchi al fianco di Ledesma. Ha avanzato i terzini e proposto la difesa a tre. E, soprattutto, ha avuto ragione lui. Dopo la vittoria di Bologna la Lazio è praticamente salva, ma è rimasta ancora una sola partita dove il suo allenatore chiede ai suoi uomini di dare il tutto per tutto ed è la partita più bella d'Italia. Il derby contro la Roma.


Il derby: sconfitta e beffa.
Il derby è dominato dalla Lazio. Semplicemente. La Roma, in corsa per lo scudetto, nel primo tempo non trova varchi. E non tira neanche una volta verso la porta di Muslera. La Lazio, al contrario, gioca, pressa e con Rocchi trova anche la rete dell'1 a 0 con la quale chiude la prima frazione di gioco. Il secondo tempo, però, in un istante esatto ( il tempo materiale di posizionare un pallone sul dischetto di un calcio di rigore, prendere la rincorsa e tirare) cambia totalmente andamento. Floccari si fa parare il penalty, la Roma rinasce e segna con Vucinic il gol del pari e poi del sorpasso. Vince la Riomma, ma solo per l'imprecisione dell'attaccante biancoceleste. Reja da una pacca sulle spalle dei suoi giocatori, tutto qui, perchè sa che la sua squadra è definitivamente rinata. Guarita.


Ultime partite di stagione
C'è il tempo di vedere l'Inter prendere tre punti all'Olimpico e la Roma perdere coppa italia e scudetto. C'è il tempo di vedere l'atalantino Peluso farsi un autorete e condannare la sua squadra alla B, il tempo del primo gol in A di Hitzlesperger e della doppietta di Brocchi a Livorno. La sensazione, alla fine, è che se ci fosse stato Reja, in panchina ad Agosto, forse, questa stagione, sarebbe potuta andare diversamente.


Le pagelle:
Muslera, voto 6,5. Nonostante tutte le difficoltà dei suoi compagni di squadra, lui si è semrpe fatto trovare pronto. "Fischiato" contro l'Inter, forse, se vogliamo trovare una pecca, è il gol su punizione subito da Vucinic nel derby contro la Roma.
Lichtsteiner, voto 5,5. Meglio, come la maggior parte dei suoi compagni, con Reja che con Ballardini. E' sembrato meno tonico di quello visto un anno prima, al debutto in Serie A.
Siviglia, voto 4,5. Male, oramai a fine carriera. Titolare fisso con Ballrdini, Reja gli ha preferito, giustamente, Radu e Dias. L'anno prossimo dovrebbe andar via
Stendardo, voto 6,5. Reintegrato in rosa a fine Febbraio, ci ha messo il cuore e la solita grande grinta.
Radu, voto 6. Altalenante, con Reja titolare fisso. Ha fatto intravedere quel talento che da sempre gli è stato riconoscito. Deve ancora maturare.
Dias, voto 6,5. Drammatico il suo debutto contro il Catania, si è riscattato nel corso della stagione. Grande fisico e forza esplosiva. Un difensore su cui puntare per il futuro anche se ha già 30 anni.
Biava, voto 5. Preso dal Genoa a Gennaio, quando è stato schierato in campo dall'inizio ha fatto il suo. E' un buon difensore, ma in giro ce ne sono di migliori.
Kolarov, voto 6. Con Ballardini è stato uno dei pochi a salvarsi. Poi le voci di mercato lo hanno distratto. La sensazione è che possa dare molto di più. Rimandato.
Diakitè, voto 5, 5. Ha iniziato bene, poi è calato. E' ancora giovane, ha tutto per ritagliarsi un ruolo importante nel futuro di questa squadra.
Scaloni, sv
Bonetto, sv
Baronio, voto 6. Ballardini gli ha affidato la regia e lui ha provato a sostituirsi a Ledesma, dimostrando, però, tutti i limiti fisici e tecnici del caso. Con Reja non ha più giocato, ma ha il merito, nel derby, di essere stato uno di quelli che per primi si sono scalgiati contro Totti e compagni, quando questi hanno iniziato i loro deplorevoli sfottò. Un leader mancato.
Firmani, sv
Ledesma, voto 6,5. E' tornato in rosa grazie a Reja e ha fatto il suo. Geometria e ordine. Peccato che abbia avuto in questi anni un presidente come Lotito a tarpargli le ali.
Mauri, voto 5,5. Tra i peggiori della gestione Ballardini (incredibile il gol mangiato a Udine). Con Reja ha ritrovato fiducia nei propri mezzi e ha fatto vedere qualche buona prestazione. Si è svegliato tardi.
Meghni, sv
Manfredini, sv
Dabo, voto 5. Poche presenze, sia con Ballardini che con Reja. Gli anni si sono fatti sentire.
Brocchi, voto 7. Uno di quelli che non hanno mai mollato, che ci hanno messo il cuore e la grinta, sempre, in ogni partita. Ha chiuso alla grande con la doppietta a Livorno. Immortale.
Matuzalem, voto 5,5. Troppi infortuni, non si è espresso sui suoi livelli. Peccato, perchè era uno dei pochi giocatori tecnici che la Lazio aveva in mezzo al campo.
Foggia, voto 5. Ha giocato poco, poi si è infortunato e per un periodo abbastanza lungo è scomparso. Da recuperare assolutamente, perchè le qualità, quelle, non sono in discussione.
Hitlzsperger, voto 5,5. E' arrivato a gennaio dallo Stoccarda, ma non è risucito ad integrarsi nella realtà italiana. E' risultato lento e impacciato, ma nell'ultima partita contro l'Udinese ha dimostrato di non essere un flop. Anche lui rimandato alla prossima stagione, sempre se verrà confermato.
Rocchi, voto 5,5. I suoi gol li ha fatti, ma le sue prestazioni non sono state sui livelli degli anni passati. Sarà l'età, ma la sensazione è che il capitano, il meglio di sè, lo abbia già dato.
Del Nero, voto 6. Quando è stato schierato in campo, soprattutto da terzino, non ha mai deluso .Ha corsa e fiato, si sarebbe potuto sfruttare meglio.
Floccari, voto 7. Il migliore della stagione. Anche se è arrivato a Gennaio ha subito fatto gol pesanti, quelli che hannno permesso alla squadra di salvarsi. L'unica pecca quel rigore sbagliato nel derby, peccato. Da riscattare assolutamente.
Cruz, voto 4,5. Giocatore finito, che dire? Ha fatto due gol ad agosto contro il Chievo e poi nulla più. Pensionato di lusso sul libretto degli assegni di Lotito.
Zarate, voto 4. Il peggiore dell'anno. Un altro giocatore rispetto a quello che aveva entusiasmato la Nord un anno primo. Testardo e incapace di giocare con i compagni, si è depresso e non è riuscito più a ritrovare lo stato di forma e la serenità mentale che alla sua età sono fondamentali per poter restare ad alti livelli. Il suo futuro è in bilico.
S. Inzaghi, sv
Makinwa sv

5 commenti:

Vincenzo ha detto...

D'accordissimo sul 4 a Zarate. Brava yashal!

Francesco ha detto...

ottimo resoconto...d'accordo su tutti i voti...è vero, forse con reja dall'inizio la stagione sarebbe potuta andare diversamente..ciao

marco99 ha detto...

Ovviamente non posso giudicare la stagione della Lazio, quindi mi fido del tuo giudizio e dei tuoi voti :)
ciaoo

Francesco ha detto...

tutto abbastanza corretto.
purtroppo i segnali che la lezione è servita ancora non ci sono.
C'è il timore che si continuerà a vivere di improvvisazione e certi comunicatori continuano a nutrire fiducia il Lotito, il vero cancro di questa squadra.

Andrea ha detto...

www.pianetasamp.blogspot.com

Ottima disamina, solo un piccolo appunto su Ballardini che ha si fatto male ma ne veniva da buone stagioni e le sue credenziali erano quindi notevoli, la scelta fatta in estate da Lotito non sembrava certo folle anzi tutt'altro...ciao!