La società non ha mantenuto le promesse, fatte a tecnico e tifosi, di
rinforzare l’organico. Anzi, è riuscita a indebolirlo con scelte
sballate. Sono stati ceduti Cisse, Sculli, Stendardo, Del Nero. E sono
arrivati Alfaro e Candreva. Dopo essersi intestardita nell’opinabile
operazione Honda, si è fatta trovare colpevolmente impreparata
nell’attuare il piano bis, ammesso che esistesse davvero una valida
alternativa di mercato. Le indicazioni di Reja non state ascoltate,
tanto che gli sono stati proposti calciatori non richiesti o non
ritenuti idonei alle esigenze tattiche. Si doveva migliorare la rosa,
perché la Lazio era ancora impegnata su tre fronti e renderla
competitiva per tutti gli obiettivi. Reja chiedeva un interditore, che
non è arrivato. Mai un mercato di potenziamento è stato più
fallimentare. Per acquistare un giovane come Alfaro (23 anni) non
bisognava andare fino in Uruguay, perché bastava pescare in serie B.
Utopistico pensare che non avrebbe fatto rimpiangere Cisse, nonostante
il francese non avesse espresso il meglio di sé. Mentre Candreva,
arrivato all’ultimo minuto, ha finora solo regalato prove anonime, in
linea con quelle delle ultime stagioni alquanto deludenti. Che bisogno
c’era di dare in prestito Stendardo all’Atalanta quando serviva a Reja?
Qualcuno parla di scelta prettamente societaria, quindi ancora più
paradossale e grave perché il difensore non è stato rimpiazzato. Se poi
Lotito e Tare erano convinti di poter competere al alti livelli con
questa squadra, in campionato e Coppe, allora hanno commesso un enorme
errore di presunzione e di valutazione.
La società non poteva non sapere che, scontentando platealmente l’allenatore, i rapporti si sarebbero pesantemente incrinati. E allora perché ha agito in questo modo? Voleva la rottura? Ha sottovalutato la situazione? Sono interrogativi che agitano la mente dei tifosi laziali, piuttosto disorientati e contro il presidente. Che Reja andrà via a fine stagione è un fatto risaputo, ma andava tutelato, ascoltato, assecondato per il presente, per chiudere in bellezza il campionato, magari con il terzo posto e la qualificazione in Champions League. Ormai, tra tecnico e società, c’è solo freddezza. Il friulano ha avuto la forza di cementare il gruppo, di isolarlo, di dargli forza e fiducia. Ma non è bastato, perché esistono carenze strutturali per puntare a più obiettivi e i nodi del mancato sbagliato sono venuti al pettine.
La società non poteva non sapere che, scontentando platealmente l’allenatore, i rapporti si sarebbero pesantemente incrinati. E allora perché ha agito in questo modo? Voleva la rottura? Ha sottovalutato la situazione? Sono interrogativi che agitano la mente dei tifosi laziali, piuttosto disorientati e contro il presidente. Che Reja andrà via a fine stagione è un fatto risaputo, ma andava tutelato, ascoltato, assecondato per il presente, per chiudere in bellezza il campionato, magari con il terzo posto e la qualificazione in Champions League. Ormai, tra tecnico e società, c’è solo freddezza. Il friulano ha avuto la forza di cementare il gruppo, di isolarlo, di dargli forza e fiducia. Ma non è bastato, perché esistono carenze strutturali per puntare a più obiettivi e i nodi del mancato sbagliato sono venuti al pettine.
fonte il messagero
























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