24 mar 2015

Miroslav Klose si racconta. "Io, la Lazio e il futuro".

Dopo l’infortunio di Filip Djordjevic, s'è caricato il peso dell’attacco della Lazio sulle spalle, trascinandola a ridosso della seconda piazza occupata dalla Roma. Miroslav Klose sta vivendo una seconda giovinezza, corre e pressa come agli albori della sua carriera. Tuttavia la sua permanenza nella Capitale per la prossima stagione è ancora in dubbio. Al quotidiano tedesco Kicker, Klose parla di aspirazioni future, di obiettivi stagionali e di molto altro. Di seguito vi proponiamo l'intervista integrale. 

Signor Klose, adesso pensa più al prosieguo della sua carriera o a quello che succederà dopo?
“A tutte e due. La cosa più importante per me è riuscire a evitare infortuni e restare in forma. Se inoltre riesco a fare anche gol, mi godo il tempo che mi rimane ancora di più. Allo stesso modo però mi esalto a pensare a quello che sarà dopo”.
Nel 2015 sta andando tutto bene, possiamo dire che anche la prossima stagione continuerai a giocare?
“Sarà una decisione spontanea che prenderò insieme alla mia famiglia come ho sempre fatto. Sono molte le cose di cui dobbiamo discutere, per esempio se continuare a giocare e in caso dove farlo. Di recente ho parlato con Roberto Baggio, mi ha detto che devo giocare il più a lungo possibile”.
Ha voglia di giocare ancora per la Lazio o la Bundesliga è una possibilità concreta?
“Mai dire mai. Tutto è possibile, forse anche la Bundesliga. Però per adesso non ho avuto un contatto concreto con un club”.
Come sono stati i mesi successivi al trionfo del Mondiale?
“Come mi aspettavo. Il trionfo con questa squadra è stato affascinante e particolarmente importante per me. Sono fiero di essere in cima alla lista dei marcatori mondiali”.
Da campione del mondo viene trattato in maniera diversa?
“No e non voglio nemmeno che sia così. Però ogni tanto in qualche sms che ricevo la prima frase è: “Ciao campione del mondo”.
Lei in passato ha detto che si resta campioni del mondo per tutta la vita. Lo percepisce ogni singolo giorno questo nuovo status?
“No, però è fico sentirsi chiamare campione del mondo”.
Quali momenti le tornano in mente quando pensa al Mondiale?
“L'immagine che mi resterà in testa, o meglio nel cuore, è il fatto di essere stato sulla tribuna del Maracanã a ritirare la coppa e aver guardato dall'alto tutto lo stadio che mi applaudiva. Nel 2000 sono andato in vacanza con due amici a visitare il vecchio stadio di Rio, però lo trovammo chiuso e potei sbirciare solo attraverso le sbarre”.
Com'è cambiato il suo status alla Lazio?
“Adesso sono il primo a cui fanno i massaggi! I miei compagni dicono al fisioterapista di fare attenzione perché ha tra le mani un campione del mondo”.
A inizio anno nel girone d'andata non era soddisfatto di quanto Pioli la utilizzava, si aspettava di giocare di più?
“All'epoca non ero al massimo della forma, che volevo raggiungere giocando più partite possibili. Forse ho fatto perfino troppo, in ogni allenamento continuavo a correre e a fare scatti fino a distruggermi fisicamente. Con l'allenatore ho sempre avuto un ottimo rapporto, anche se sono stato critico sul minutaggio che mi concedeva”.
Un campione del mondo in panchina è una cosa possibile?
“Ovviamente è difficile, però era giusto perché non ero mai al 100%”.
Un campione del mondo può avere nuovi obiettivi?
“Si può sempre migliorare, quando sto bene voglio giocare in modo da aiutare la squadra. Non riesco a rilassarmi, il mio orgoglio continua a essere enorme. È stato così per tutta la mia carriera. Se l'allenatore ti dice di inseguire l'avversario che ti ha rubato il pallone, lo fai due o tre volte al massimo. Se la motivazione viene da te, non c'è bisogno che te lo dica nessuno. Voglio qualificarmi alle coppe europee con la Lazio, che sia l'Europa League o la Champions League”.
Sono ormai quattro, cinque anni che è in Italia, come valuta la sua decisione di andare all'estero?
“E' stata una decisione giusta, l'Italia è un Paese completamente diverso, molto più rilassato. Le persone, l'atmosfera, il tempo, il cibo, si vive meglio. E anche il fatto che nessuno concepisca la puntualità come un dovere assoluto, ti fa vivere più rilassato”.
Eppure lei all'intervista è arrivato puntuale, quindi continua a non sentirsi italiano...
“In questo no. Ho notato che molti dopo il pranzo perdono tempo, io se ho un appuntamento ci vado subito. Quando si aspetta un operaio è fastidioso, la puntualità è sinonimo di rispetto nei confronti del prossimo”.
Come l'ha cambiata l'Italia dal punto di vista calcistico?
“All'inizio era difficile visto che le difese sono molto più attente. Poi col tempo ho imparato a riconoscere i buchi che vengono lasciati agli avversari”.
L'Italia è ancora il campionato dei sogni per un professionista?
“Per un giocatore esperto come me sì”.
Quindi la Serie A è l'ideale per i giocatori a fine carriera e non per i giovani?
“Assolutamente sì. Anche se adesso si cura di più la crescita dei giovani. Antonio Conte ha grandi idee, anche se non sarà facile. Quello che Matthias Sammer è riuscito a fare come direttore sportivo della DFB lo abbiamo potuto apprezzare solo nel 2014. Gli italiani stanno iniziando solo ora a fare questo tipo di lavoro”.
Cosa non funzione nel calcio italiano?
“Per esempip i prezzi dei biglietti sono troppo alti, il calcio così non emoziona più. Ma i problemi sono stato individuati, questo è il primo passo per migliorare”.
In che posizione metti la Bundesliga tra i campionati europei?
“Al primo posto. Nei prossimi anni Wolfsburg, Borussia Dortmund e Schalke 04 torneranno a dar fastidio al Bayern Monaco”.
Perché Podolski e Gomez stanno faticando in Italia?
“Mario ha avuto difficoltà a causa degli infortuni e anche Poldi ha bisogno di essere al top della forma. Solo così si può giocare bene e segnare”.
Sono ancora in grado di dare quello che ci si aspetta da loro?
“Sì, a me piacciono entrambi”.
Lei è professionista da 15 anni, quali cambiamenti ha riscontrato nel calcio?
“Prima i giovani venivano educati dai compagni più maturi, Olaf Marshall, Harry Koch, erano degli esempi al Kaiserlautern. Marshall per me è stato come un secondo padre. Io ero costretto a portare i palloni, i conetti e tutti gli strumenti al campo d'allenamento. Alla fine dovevo rimettere tutto a posto. Guai a dimenticare qualcosa, in quel caso sarei stato preso di mira. Un altro mio compagno di squadra, Gerry Ehrmann, mi disse di non rischiare mai di dare un calcione a un compagno più maturo, altrimenti avrei imparato sulla mia pelle che era meglio non farlo. Oggi se dici ai giovani di portare al campo i palloni, ti rispondono: “Anche tu hai due mani””.
È più triste o più felice che la sua carriera stia andando verso la fine?
“Più contento che triste. Voglio dare l'addio nel migliore dei modi, non voglio diventare un peso per la squadra”.
Ti sei mai pentito di aver lasciato la Nazionale?
“Mai. Sono un testardo, nessuno può discutere le mie decisioni".
Chi è il suo erede in Nazionale?
“Mario Gomez. Quando è al top della forma, è lui l'attaccante che segna e segnerà per la Germania. Come seconda punta c'è Thomas Muller, un 'mascalzone' con il fiuto del gol”.
Lei si vede più come punta centrale o come falso nueve?
“Sicuramente non come fantasista, nel caso in cui Van Gaal avesse ancora dubbi. Al Bayern mi disse che potevo giocare solo come numero 10 e io ci ho pure provato, ma dio mio che risultati! Non mi muovevo bene, non toccavo mai il pallone. Gli dissi che non mi ci trovavo. Lui mi disse che dovevo solamente correre in modo da creare spazio per i miei compagni”.
Le fece male entrare nella finale di Champions League del 2010 solo a mezz'ora dalla fine?
“L'Inter avrebbe vinto lo stesso, era troppo forte. Comunque sia chiaro, io con Van Gaal ho imparato molto, ogni tanto ci sentiamo ancora”.
È sopreso dall'avvio stentato della Germania nelle qualificazioni europee?
“No, ci può stare”.
Il suo addio, quello di Lahm e di Metersacker, sono più gravi di quanto si potesse pensare?
“In attacco ci sarà sempre qualcuno in grado di segnare, in difesa abbiamo ottimi giocatori come Boateng e Hummels. Boateng insieme a Ramos è il migliore difensore del mondo, Lahm invece è difficile da sostituire. Mancherà come uomo e come capitano”.
Chi deve coprire questo buco?
“Neuer, Schweinsteiger , Khedira e Boateng”.
E Muller?
“È uno di loro. Ma anche Podolski a 25 anni sembrava dovesse diventare uno dei giocatori più rappresentativi. Neuer per me è uno dei più forti al mondo, come portiere, come uomo, come calciatore, per la personalità che ha. Non conosco un muro come lui”.
Cosa si aspetta dalla Nazionale tedesca in futuro?
“Molto. Giochiamo per vincere sia all'Europeo del 2016 che ai Mondiali del 2018”.
Quali punti deboli vede in questa Nazionale?
“Nessuno. Anche se dobbiamo avere più costanza di rendimento con i terzini. Per farlo dobbiamo capire se interpretare quel ruolo come difensivo o offensivo. Se sono attaccanti aggiunti o difensori”.
È giusto che venga impiegato Durm nonostante non stia brillando?
“È sotto pressione, diamogli tempo. Anche Schmelzer non è in forma”.
Alla fine della carriera da calciatore comincerà subito la carriera da allenatore o si prenderà un anno sabbatico?
“Non sono mai stato un tipo che ho perso tempo, quello me lo concedo al massimo quando vado a pescare. Voglio prendere il patentino da allenatore il più presto possibile”.
Molti ex campioni, anche ex campioni del mondo, una volta finita la carriera da giocatore hanno avuto difficoltà economiche. Come te lo spieghi?
“A maggior ragione i campioni del mondo che hanno guadagnato di più non riescono a fare questo cambio radicale di vita e continuano a spendere come se gli introiti fossero gli stessi. Altri hanno fatto semplicemente scelte sbagliate. Ma non ho preoccupazioni al riguardo, non credo nemmeno di ingrassare particolarmente”.
Non ne ha abbastanza del mondo del calcio?
“Non ne avrò mai abbastanza. Ho sempre vissuto il calcio e voglio continuare a viverlo. Perfino quel che riguarda i miei figli, sono concentrato nel vedere dove possono migliorare. Uno dei due in passato è stato un portiere, poi ha cambiato ruolo quando una volta per sbaglio gli ho rotto una mano. Tirai troppo forte, mi disse che su cinque rigori non gliene avrei segnato nemmeno uno. Al quinto rigore purtroppo gli ho fatto male, da quel momento è diventato un giocatore di campo, più precisamente un centrocampista. Da ex portiere ha avuto bisogno di otto mesi per trovare i giusti movimenti in campo. L'altro è un attaccante”.
Lei è un critico severo dei suoi figli?
“Credo di sì, controllo tutto e discutiamo di tutto”.
Un campione del mondo ha bisogno di un tirocino per imparare nuovi mestieri del calcio?
“L'esperienza sul campo sicuramente non fa male”.
In questo momento lei guarda le partite della Nazionale con l'occhio del giocatore, dell'allenatore o del tifoso?
“Del tifoso. Guardo i nostri giocatori in tv, da allenatore li andrò a vedere allo stadio”.
Da allenatore, crede che guarderà le partite più con l'occhio dell'attaccante?
“Dicono che di solito gli allenatori che sono stati attaccanti siano più attenti alla difesa, ma c'è anche chi dice il contrario. Voglio avere difensori veloci che sappiano giocare il pallone”.
Come sarà l'allenatore Klose?
“Esattamente come il giocare. Se devo dire qualcosa, la dico. Questo me l'ha insegnato Hitzfield, per lui questo tipo di discorsi sono l'alfa e l'omega. Una volta Kahn arrivò in ritardo all'allenamento prima di una partita molto importante col Dortmund, Hitzfield gli disse: “Con i tuoi bei stivali da cowboy puoi tornartene a casa”. Rimasi sconvolto, come tutto il resto della squadra”.
Quale squadra si avvicina di più alla sua filosofia di gioco?
“Il Bayern Monaco. Come si muovono anche senza la palla è affascinante. Ogni giocatore deve sapere cosa fare in campo”.
Da quale degli allenatori che ha avuto vuole copiare qualcosa?
“Ho avuto tanti ottimi allenatori, di ognuno ho memorizzato le cose positive”.
Il direttore sportivo della DFB, Hansi Flik, ha già detto che lei prenderà una nazionale giovanile tedesca...
“Ho già guardato molte delle nostre nazionali giovanili. Allenarne una è un compito che mi stuzzica. Comunque il mio obiettivo è la Bundesliga, non mi ci vedo proprio tutta la vita nelle giovanili”.
Oppure il suo amico Sammer l'ha già sponsorizzata per il Bayern Monaco?
“No, assolutamente no”.
Vuole allenare in Bundesliga?
“Sì, è il mio obiettivo principale. Se farò l'allenatore lo farò ad alti livelli, proprio come da giocatore. Il mio futuro è ancora totalmente incerto, posso immaginare qualsiasi cosa. Anche di fare lavori che ho fatto in passato o di aprirmi una ditta tutta mia”.
Cosa consiglia a un giovane calciatore?
“Di curare l'alimentazione e dormire molto”.
Ha raggiunto ogni traguardo nella sua carriera?
“Sì, ma ho perso la finale dell'Europeo nel 2008 e la finale di Champions nel 2010. Nel 2002 quando persi la finale del Mondiale, credevo di aver perso un'occasione unica, invece non è stato così”.
C'è una squadra per la quale avrebbe voluto giocare?
“Mi sono trovato bene ovunque. Kaiserlautern era la mia città, a Brema mi sono evoluto come calciatore grazie a Schaaf. A Brema mi trovai benissimo anche con Micou. Al Bayern Monaco ho imparato moltissimo sia dal punto di vista calcistico, che umano. Per questo ci voglio tornare presto. Poi sono andato alla Lazio perché almeno una volta nella vita bisogna giocare all'estero”.
Il Bayern Monaco è stato l'unico grande club della sua carriera che ha cercato di prenderla?
“In passato mi ha contattato il Barcellona e un paio di club inglesi”.
Loew l'ha descritta come un campione del mondo che ha permesso al calcio di evolversi. Ha detto che non ha mai incontrato un giocatore così affidabile, con uno spirito di squadra come il suo. L'ha descritta bene?
“È bello sentirsi dire cose del genere, ma i veri campioni sono Messi, Cristiano Ronaldo e Ibrahimovic”.
Però lei è il miglior marcatore dei Mondiali, quindi è un campione...
“Può essere. Il mio obiettivo era segnare quei due maledetti gol in Brasile”.
È vero che il calcio è diventato uno show?
“È difficile scindere il calcio dallo spettacolo. Io non ho social network perché non voglio fare della mia vita privata uno spettacolo”.
Il suo unico show è la capriola dopo il gol?
“Quando mi riusciva sì, ma spesso ricordo non sia riuscito granché”.
Quando sarà l'ultimo salto?
“Non lo so, anche al Mondiale non volevo farlo. È semplicemente capitato”.

22 mar 2015

La Lazio siamo noi. Lazio 2 Verona 0.


Lazio 2 Verona 0

Se mi avessero detto il 1 settembre che la Lazio sarebbe arrivata a giocare un calcio di questo livello, forse, avrei risposto con un sorriso sarcastico. Oggi, 22 marzo la mia Lazio è la squadra più bella della serie A, ricorda le grandi di premier league e di liga. Calcio totale. 
Pressing inesauribile, classe da vendere in mezzo al campo e qualità che da tempo non si vedeva nella Capitale. Merito di Pioli, degli undici titolari, degli acquisti finalmente azzeccati dalla società e di un pubblico che non ha mai abbandonato la fede per i colori biancocelesti, e che quando lo ha fatto è stato solo per un atto d'amore. 
La Lazio è Pioli, grande allenatore. Umile lavoratore. E quando si è umili si va lontano. 
La Lazio è la curva Nord, sempre presente. Bandiere al vento e onore come vanto. 
La Lazio è Marchetti: il felino della nazionale. Poi Basta, De Vrij, Mauricio e Radu: se si cerca l'equilibrio tra agonismo ed eleganza, basta posare lo sguardo sulla retroguardia biancoceleste. 
La Lazio è Biglia, Mauri, Cataldi, Parolo e Lulic: uno dei centrocampi più forti d'Europa, polmoni, cuore e grinta sono le qualità che offrono in campo. E poi l'intramontabile Klose con la classe di Candreva, la velocità di Keita e la forza straripante e incontenibile di Felipe Anderson, il brasiliano seguito e agognato da mezza Europa. La Lazio siamo noi.
La Lazio centra la sesta vittoria consecutiva e prosegue la sua corsa per la Champion's league. Vincono Samp e Roma, frena ancora il Napoli.
La partita: la cornice di pubblico regala alla Lazio una carica in più, una sciarpata dalla Nord alla Sud accoglie i ragazzi in campo. 
Primo tempo fotocopia del match contro la Fiorentina, il Verona si difende con ordine ma la fantasia e l'agonismo biancoceleste è irrefrenabile. C’è subito la firma di Felipe Anderson sul match: dopo soli 4 minuti ecco il cross di Basta e l'incornata vincente del brasiliano: palla sul palo e poi in rete. Nono centro, il primo testa. L'urlo dell'Olimpico rimbomba in tutta Roma. Moras centra il palo, sarà uno dei pochi squilli del Verona di Mandorlini. Toni è isolato e discute con la panchina, Candreva ed FA7 fanno il bello e il cattivo tempo. 
La Lazio è effervescente, ma il Verona spera sempre in qualche ripartenza. Nel finale del primo tempo la prima squadra della Capitale concretizza gli assalti e raddoppia con un bolide dai 30 metri di Antonio Candreva. Olimpico in estasi, tutti battono le mani al talento romano. 
Nella ripresa i ritmi si abbassano ma la Lazio non smette di soffocare il gioco del Verona, è sempre in anticipo la squadra di Pioli, e proprio da un anticipo parte l'azione spettacolo del talento di Brasilia: 70 metri palla al piede, dribbling su tre giocatori e tiro potente che si stampa sulla traversa. Due minuti dopo, altra incursione del brasiliano: palla a lato. 
La Lazio produce azioni in serie. Il Verona tenta di difendere il 2-0. Girandola di cambi per Pioli: dentro Keita e Lulic (applaudito al suo ingresso) per Mauri e Klose. Keita sfiora  il gol a pochi passi dalla porta di Benussi. Il trionfo finale viene preceduto dalla standing ovation per Felipe Anderson, sostituito da Perea. Poi è festa allo stadio. La Lazio sorride ancora, l'Europa resta l'obiettivo primario.  

20 mar 2015

Lazio vs Hellas Verona probabili formazioni e statistiche.



All’Olimpico si incontrano due tra le squadre più in salute dell’intero campionato: la Lazio sembra non volersi più fermare e ora punta al sorpasso sui cugini della Roma; il Verona è tornato finalmente quello della scorsa stagione e si gode la vena realizzativa di Luca Toni. La 28° giornata di serie A si prospetta caldissima.

Statistiche

All’andata l’incontro terminò in parità, 1-1 in virtù delle reti di Lulić e Toni. Anche nell’ultimo precedente all’Olimpico, quello relativo alla scorsa stagione, la partita era terminata con il segno x: in quell’occasione il risultato fu di 3-3 con gol di Keita, Marquinho, Lulić, Iturbe, Romulo e Mauri. Nei 4 incontri immediatamente precedenti tra la Lazio ha sempre realizzato almeno 4 gol: 4-1 nel 1996-1997, 4-0 nel 1999-2000, 5-3 nel 2000-2001 e 5-4 nel 2001-2002 (Stam, Crespo, C. López, doppietta di Stanković, Frick, Colucci, Cossato, Adailton). L’ultimo successo dell’Hellas risale al 1984-1985, 0-1 propiziato dall’autorete di Podavini.
 La Lazio ha ospitato 19 volte nella storia della Serie A l’Hellas Verona: i capitolini vantano 10 vittorie, 7 pareggi e solo 2 sconfitte tra le mura amiche, con 42 reti messe a segno e 22 subite. Nei 20 precedenti al Bentegodi, invece, si ribalta la situazione: la formazione scaligera si è imposta in 9 occasioni tra le mura amiche, a fronte di altrettanti pareggi e di 2 sole sconfitte. A Verona sono stati messi a segno 43 gol, 27 dai gialloblù e 16 dai biancocelesti.

Pre-tattica

Qui Lazio - Modulo: 4-2-3-1
Per la prossima sfida casaliga contro il Verona giungono notizie contrastanti dall'infermeria: Konko non disputerà sicuramente il match a causa del problema all'emitorace di destra, invece, il centrale Mauricio da domani riprenderà ad allenarsi regolarmente con il resto della squadra.
Contro il Verona torna poi arruolabile Candreva, rischia di scivolare allora in panchina Cataldi.

Qui Verona - Modulo: 4-3-3 
Allenamento pomeridiano ieri a Peschiera per i ragazzi di Mandorlini che hanno svolto una partitella in famiglia. Ionita è rientrato in gruppo, rimane a box Marquez, sono due gli squalificati che non potranno giocare a Roma (Juanito Gomez e Sala). Il tecnico potrebbe tornare a schierare Agostini e Christodoulopoulos.

Probabili formazioni
  
Lazio (4-2-3-1): Marchetti; Basta, De Vrij, Mauricio, Radu; Biglia, Parolo; Candreva; Mauri, Felipe Anderson, Klose. All: Pioli. 
A disp: Berisha, Cana, Cavanda, Braafheid, Cataldi, Onazi, Novaretti, Lulic, Ledesma, Ederson, Keita, Perea.  
Squalificati: -
Indisponibili: Gentiletti, Konko, Djordjevic. 

Verona (4-3-3): Benussi; Pisano, Rodriguez, Moras, Brivio; Obbadi, Tachtsidis, Greco; Jankovic, Toni, Hallfredsson. All: Mandorlini.
A disp: Gollini, Rafael, Martic, Agostini, Sorensen, Campanharo, Christodoulopoulos, Fernardinho, Nico Lopez, Saviola.
Squalificati: Juanito Gomez, Sala
Indisponibili: Marquez

16 mar 2015

Felipe Anderson: il mondo si inchina ai suoi piedi. Torino 0 Lazio 2.


Torino 0 Lazio 2

All'Olimpico di Torino, piove e fa freddo, la tensione si taglia con il coltello, la Lazio dopo la sconfitta del Napoli non può sbagliare, i tre punti sono d'obbligo. Ma il Torino e la sua difesa solida non saranno un avversario facile. A Torino è tutto pronto, manca solo il fischio d'inizio. Inizio. 
La Lazio parte subito forte, pressing alto e possesso palla incantevole, la squadra di Pioli ha carattere e grinta da vendere. Il terzo posto è nel mirino. Felipe Anderson, la gazzella, è imprendibile. Ventura si sgola dalla panchina vuole il raddoppio sul giocatore, ma il numero 7 brasiliano è in grado di saltare chiunque si metta tra lui e la porta. Dribbling, passaggi e la Lazio è davanti a Padelli in più di un'occasione. Amauri e Bruno Peres sono i più pericolosi dei granata, ad attenderli in area c'è un grande De Vrij, si ispira a Stam e come lui non concede un centimetro agli avversari. 
Bella azione sulla sinistra di Gaston Silva, cross al centro per Amauri che di testa impegna Marchetti. Poi sulla respinta si getta Martinez prima dei difensori, ma di testa il venezuelano sfiora solamente il palo mancando l'1-0. La Lazio non ci sta e al 31° è Mauri ad avvitarsi in area di rigore ma l'incornata è troppo debole e Padelli blocca senza patemi.
La Lazio non si disunisce il Toro sì, e allora Marco Parolo ci prova con un tiro da fuori area ma senza trovare lo specchio della porta. Troppi errori degli uomini di Ventura per una Lazio che sogna l'Europa.
Ma il gol non arriva e gli uomini di Pioli, sotto la pioggia battente, vanno negli spogliatoi sullo 0-0. Nela ripresa i padroni di casa tentano una timida ripresa ma i biancocelesti salgono in cattedra con gli uomini migliori. Klose e Felipe Anderson, una meraviglia li davanti. Pioli vuole dare una scossa alla partita, non è il pareggio quello che la sua squadra cerca oggi a Torino, così dentro Keita e Onazi per Mauri e Cataldi. I biancocelesti, dopo un primo tempo controllato senza tuttavia grosse occasioni, si affidano al fuoriclasse brasiliano, alla fantasia di Keita e alla maturità di Miro Klose. 
3 ingredienti vincenti perchè la Lazio con l'ex Santos capace di far venire i brividi a tutti, regala il vantaggio alla prima squadra della Capitale. Un gioiello che entrerà nella storia di questo campionato, con una corsa rapida verso la porta ed un tiro a incrociare appena dentro l'area di rigore. 0-1. E Felipe corre verso il settore ospite ad "abbracciare" i laziali.  
 Il Torino risponde con un paio di guizzi che sono contenuti a fatica da Maurico e De Vrij... e Amauri prova a caricare il pubblico dell'Olimpico. Dall'altra parte è sempre pronto Keita Balde, flash di secondo nome, ma il colpo del k.o non gli riesce per un soffio. 
Il Toro però non ci sta e al 74° il nuovo entrato Darmian sfiora il pareggio con una conclusione a giro sul secondo palo ma Marchetti si supera distendendosi sulla sinistra e salvando il risultato deviando in corner. Ancora l'ex Barcellona cicca clamorosamente il secondo gol. E' il preludio allo 0-2 firmato Klose-Anderson: al 76° il tedesco lancia il contropiede, apre sulla sinistra per Felipe Anderson che di sinistro incrocia di potenza trovando il 2-0 che chiude la sfida. Ventura prova a cambiare ancora: Farnerud dentro, fuori Basha. Dall'altra parte Pioli, invece, leva il match winner per far spazio ad Ederson. I cori del pubblico biancoceleste sono tutti per lui. Ci prova ancora Amauri che con orgoglio cerca il gol della bandiera ma non arriva, fischio finale. La Lazio centra la sua quinta vittoria consecutiva e si lancia in piena corsa Europa. Terzo posto e Roma nel mirino. 

13 mar 2015

Torino vs Lazio probabili formazioni e statistiche.


Difficile fare un pronostico, la Lazio si presenta all'Olimpico di Torino da favorita, le quattro vittorie consecutive hanno dato entusiasmo all'ambiente, ora, deciso a puntare all'Europa che conta. 
Ma il Torino seppur sconfitto dallo Zenit in Europa league, sta facendo benissimo in campionato, i gol di Glik e compagni hanno portato i granata al settimo posto in classifica a quota 37 punti. 
Difficile voler fermare la corsa, vale sia per gli uomini di Ventura che per quelli di Pioli. 
27^ giornata, lunedì ore 19:00. Stadio Olimpico di Torino.

Statistiche

8 i punti messi in cassaforte dal Torino di Ventura nelle ultime 5 partite. Di fronte ci sarà la Lazio di Pioli che sta macinando punti a non finire e può vantare un bottino di ben 12 punti nelle ultime 5 gare disputate.
59 i precedenti all’Olimpico di Torino tra i granata e la Lazio in archivio, con un bilancio in netto favore dei padroni di casa: 27 vittorie, 11 sconfitte e 21 pareggi. L’ultimo precedente risale alla giornata numero 15 della stagione 2013/2014 quando un gol di Glik decise il match per 1-0.
21 i punti guadagnati dai torinesi entro le mura amiche su un totale di 36 punti; la Lazio, invece, in esterna ha conquistato 19 dei 46 punti totali. 156 i gol siglati nell’ambito della Serie A in Torino-Lazio con 92 reti dei padroni di casa e 64 dei biancocelesti, mentre il momento più propizio per andare in gol sembra essere il quarto d’ora di gioco tra il 61′ e il 75′ con 31 gol siglati. Le statistiche medie a incontro parlano di sostanziale equilibrio nel possesso palla (48 vs 52), assoluto nei passaggi riusciti (66,1 vs 66,1) e molto meno nella pericolosità (45,5 vs 56,1) che vede gli ospiti in netto vantaggio. Venendo ai singoli e ai probabili marcatori particolarmente pericolosi nel Torino i soliti Quagliarella e Maxi, mentre tra gli ospiti l’attenzione è rivolta principalmente a Felipe Anderson e Candreva.

Pre-tattica

Qui Torino - Modulo: 3-5-2
Squadra volata in Russia, dove oggi sfiderà lo Zenit nell'andata dei sedicesimi di Europa League. Da venerdì poi si penserà alla Lazio, contro la quale saranno assenti gli infortunati Gonzalez e Masiello.

Qui Lazio - Modulo: 4-3-3
Controlli medici martedì per Biglia e Pereirinha: il regista argentino è comunque certo di recuperare per la trasferta di Torino. Il difensore portoghese oggi si riaggregato ai compagni, al pari suo anche Lulic e Mauricio. Riposo precauzionale invece per Radu e Klose, i due non preoccupano per la sfida contro i granata. Infine lunedì tornerà Parolo dall'inizio, squalificato invece Candreva.

Probabili formazioni 

Torino (3-5-2): Padelli, Bovo, Glik, Moretti; Bruno Peres, Farnerud, Vives, El Kaddouri, Darmian; Maxi Lopez, Quagliarella. All. Ventura
A disp: Castellazzi, Ichazo, Gaston Silva, Jansson, Maksimovic,  Molinaro, Basha, Gazzi, Benassi, Martinez, Amauri. 
Squalificati: -
Indisponibili: Alvaro Gonzalez, Masiello. 

Lazio (4-3-3): Marchetti, Basta, De Vrij, Mauricio, Radu; Parolo, Biglia, Cataldi; Felipe Anderson, Mauri, Klose. All. Pioli
A disp: Berisha, Ciani, Cana, Novaretti, Braafheid, Cavanda, Lulic, Ledesma, Onazi, Ederson, Keita Balde, Perea. 
Squalificati: Candreva
Indisponibili: Gentiletti, Djordjevic, Pereirinha, Konko.

09 mar 2015

Poker e profumo d'Europa. Lazio 4 Fiorentina 0.


Lazio 4 Fiorentina 0

All'Olimpico arrivano i viola di Montella, che solo pochi giorni fa hanno eliminato il Tottenham in Europa league. Una partita che vale molto più di tre punti, vale un posto in champion's league.
Un minuto di silenzio per la prematura scomparsa dell'arbitro Colosimo e poi il fischio d'inizio di Tagliavento. La Lazio è subito aggressiva, la velocità dei giocatori è superiore a qualsiasi altra squadra in questo campionato. 
Dice bene Sconcerti quando afferma che il gioco dei ragazzi di Pioli assomiglia moltissimo a quello del calcio inglese. I biancocelesti accompagnati dai cori assordanti della curva Nord, ubriacano la Fiorentina: due tocchi, assist e sono già davanti la porta di Neto.
Al 5° i padroni di casa passano in vantaggio: Eurogol di Lucas Biglia, un vero gioiello il tiro del centrocampista argentino. Azione tambureggiante di Felipe Anderson, cross, davanti alla porta arpionato da Klose, che non riesce però a deviare in porta, palla a Candreva che passa indietro a Biglia che incoccia al volo di esterno destro. Da lustrarsi gli occhi. 1-0. 
A questo punto la Lazio mette la quarta e gioca un calcio strepitoso che lascia tutti a bocca aperta. In un minuto spreca tre nitide occasioni da gol: dopo un errore di Basanta, Klose salta Tomovic in dribbling e si trova solo davanti a Neto che esce benissimo e gli chiude lo specchio della porta. Era più facile da mettere dentro che da sbagliare. 
20 secondi dopo è ancora Lazio, ancora un'occasione clamorosa: errore di una difesa viola in totale confusione e cross di Candreva. Klose tenta la deviazione di tacco che diventa un velo perfetto per Felipe Anderson. Rigore in movimento, ma il brasiliano si fa parare la conclusione. La Fiorentina resta a guardare mentre la Lazio spreca match ball. 
Ancora Felipe Anderson, da pochi metri, gira di sinistro a mezza altezza, ancora un miracolo di Neto, il terzo! La squadra di Pioli è incontenibile. 
Se il risultato fosse stato sul 4-0 nessun avrebbe potuto dire nulla. Questa è la preoccupazione principale del mister biancoceleste, troppi errori davanti la porta potrebbero consentire alla Fiorentina di tirarsi su di morale e provare a spingere. 
Alla mezz'ora Diamanti si affaccia alla porta di Marchetti senza rendersi pericoloso, poi ci prova Mati Fernandez su punizione, di poco a lato. Il primo tempo termina con la Lazio in vantaggio di un solo gol, decisamente un risultato stretto. 
Nella ripresa Montella sembra aver strigliato a dovere i suoi che fanno girar palla con più lucidità.
Ma la Lazio è messa bene in campo e il risultato resta sull'1-0. La Fiorentina è decisamente in ripresa ma la Lazio non perde colpi anzi Felipe Anderson da una parte e Candreva dall'altra mettono in pericolo la porta di Neto in più di un'occasione. Al 20° arriva il meritatissimo raddoppio: Felipe dribbla in area Tomovic che lo atterra. Candreva dal dischetto non sbaglia. 2-0. 
Sorriso amaro di Montella in panchina, non aveva mai perso con la Lazio fuori casa. 
A questo punto la squadra toscana è knock-out e la Lazio ne approfitta per rifilarle il terzo gol. Questa volta tocca a Miro Klose esultare, su un potente tiro di Antonio Candreva, Neto respinge ma è lesto il tedesco a toccare di testa quel tanto che basta per gonfiare la rete. 3-0. Tripudio sugli spalti. Partono cori per Pioli e i ragazzi. 
Il bomber tedesco non si accontenta e al 40° serve il poker, dopo che il povero Neto aveva per tre volte allontanato la sfera dalla sua porta. Doppietta e gioia infinita. Terzo posto più che meritato per la prima squadra della Capitale. 

07 mar 2015

Lazio vs Fiorentina, probabili formazioni e statistiche.


La Lazio affronta la Fiorentina, nel match della 26^ giornata di Serie A. L'arbitro designato sarà Paolo Tagliavento della sezione di Terni. Lunedì sera alle ore 19 all'Olimpico di Roma. 
I viola di Montella e biancocelesti di Pioli sono ad un solo punto di distanza, la sfida è sicuramente tra le più avvincenti di questa stagione. Nessuna delle due squadre vuole perdere la scia del Napoli, il match si prospetta spettacolare.

Statistiche

La Lazio ha perso solo due delle ultime 11 sfide di campionato contro la Fiorentina. I viola non sono riusciti a segnare nemmeno un gol nelle ultime tre partite giocate contro i biancocelesti in Serie A. La squadra toscana è la vittima preferita dei biancocelesti nella massima serie con 171 gol subiti finora. La Lazio viene da tre successi consecutivi in campionato – in stagione ha già messo insieme quattro vittorie di fila (tra settembre e ottobre scorso). La Fiorentina, imbattuta da otto partite di campionato (5V, 3N), ha sempre vinto in trasferta quando si è trovata in vantaggio (sette volte su sette).
La Lazio è la squadra che segna di più con i propri centrocampisti (29 reti), la Fiorentina invece quella con la difesa più prolifica (11 gol). La Viola è la squadra che segna meno in percentuale nel primo tempo (38%), la Lazio invece quella che sempre in percentuale subisce più reti nella ripresa (68%). Tre gol e due assist per Miroslav Klose nelle ultime sei presenze in campionato, dopo che aveva trovato solo un assist nelle precedenti otto gare.
Mohamed Salah ha partecipato attivamente a quattro degli ultimi cinque gol della Fiorentina in Serie A (tre reti, un assist). Dal suo arrivo in Serie A, Salah ha segnato un gol ogni 59 minuti giocati: il miglior rapporto tra i giocatori con almeno due reti in questo periodo. Felipe Anderson ha segnato sei gol e confezionato altrettanti assist vincenti nelle sue ultime otto presenze nel massimo campionato.

Pre-tattica 

Qui Lazio - Modulo (4-3-3)
Palestra per quasi tutta la rosa: dopo il pareggio di Coppa Italia con il Napoli, la Lazio si è ritrovata oggi a Formello per una seduta di scarico con la Fiorentina nel mirino. Oltre ai lungodegenti, non ci sarà Parolo (squalificato) e capitan Mauri (infrazione al piede sinistro) è in dubbio fino all'ultimo. Mentre, rispetto al match con i partenopei, dovrebbe rientrare in porta Marchetti. Dopo oltre tre mesi, è pronto per fare il suo ritorno nella lista dei convocati anche il difensore Ciani, fermo da novembre per una lesione muscolare.

Qui Fiorentina -  Modulo (4-2-3-1) 
Infermeria piena in casa Viola: in ultimo si sono fermati Tomovic, Babacar e Savic che potrebbe essere convocato in extremis contro la Lazio. Sono arruolabili Borja Valero, Basanta e Mati Fernandez. Da valutare i rientri in gruppo per Tatarusanu e Pizarro, inoltre da verificare le condizioni di Mario Gomez uscito malconcio dalla gara di Torino.


Probabili formazioni

Lazio (4-3-3)
: Marchetti; Basta, Mauricio, De Vrij, Radu; Biglia, Cataldi; Candreva, Mauri, Klose, Felipe Anderson.
A disp.: Berisha, Strakosha, Cana, Cavanda, Ciani, Braafheid, Novaretti, Ederson, Ledesma, Keita, Perea. All.: Pioli 
Squalificati: Parolo (1) 
Indisponibili: Pereirinha, Gentiletti, Lulic, Djordjevic, Tounkara, Konko.

Fiorentina (4-3-2-1): Neto; Richards, G.Rodriguez, Basanta, Pasqual; B.Valero, Pizarro, Mati Fernandez; Ilicic, Diamanti; Salah. 
A disp.: Rosati, Lezzerini, Tomovic, Alonso, Vargas, Lazzari, Rosi, Kurtic, Badelj, Joaquin, Gomez, Gilardino.
Squalificati: Aquilani (1) 
Indisponibili: Rossi, Bernardeschi, Babacar, Tatarusanu, Savic.

05 mar 2015

Coppa Italia: Lazio 1 Napoli 1.

Un tempo per parte, un gol per parte: finisce con il più classico dei pareggi la semifinale d’andata di Coppa Italia tra Lazio e Napoli. Nonostante la pioggia, il tanto nervosismo in campo, soprattutto nella ripresa, e i soliti vergognosi cori pro-Vesuvio dalla curva Nord, si riesce ad assistere ad una bella partita, tra due squadre che giocano a viso aperto. Meglio i biancocelesti nella prima metà di gara, che regala il gol del vantaggio firmato da Klose, mentre i detentori del trofeo si fanno preferire nella ripresa, quando è Gabbiadini a riportare il Napoli in linea di galleggiamento. Ogni discorso è rinviato al match di ritorno, l’8 aprile al San Paolo, mentre giovedì sera toccherà a Juventus e Fiorentina scendere in campo per la seconda semifinale.

03 mar 2015

Coppa Italia: probabili formazioni Lazio vs Napoli.

Lazio e Napoli si affrontano mercoledì 4 marzo alle 20:45 nella semifinale di andata di Coppa Italia. Gara di ritorno al San Paolo l'8 aprile alle 20:45. Entrambe le squadre lanciatissime in campionato, vogliono confermare il buon andamento anche in coppa. 
Il Napoli fermato dal Torino nell'ultima giornata non vorrà ripetere gli stessi errori e giocherà per chiudere il discorso qualificazione già nella partita di andata. La Lazio reduce da tre vittorie consecutive, non perde all'Olimpico da ben 15 gare, Pioli ha già in mente la formazione da schierare per non deludere i 15.000 tifosi che hanno già staccato un tagliando per il match. 

  
Probabili formazioni

Lazio (4-3-3): 1 Berisha; 8 Basta, 3 De Vrij, 33 Mauricio, 26 Radu; 32 Cataldi, 20 Biglia, 16 Parolo; 7 Felipe Anderson, 87 Candreva, 11 Klose.
Panchina: 77 Strakosha, 39 Cavanda, 13 Konko, 5 Braafheid, 85 Novaretti, 23 Onazi, 10 Ederson, 24 Ledesma, 14 Keita, 34 Perea. All. Pioli
Squalificati: Cana 
Indisponibili: Pereirinha, Gentiletti, Lulic, Djordjevic, Tounkara, Marchetti, Mauri. 

Napoli (4-2-3-1): 45 Andujar; 11 Maggio, 33 Albiol, 26 Koulibaly, 31 Ghoulam; 77 Gargano, 19 David Lopez; 23 Gabbiadini, 17 Hamsik, 14 Mertens; 9 Higuain.
Panchina: 1 Rafael, 15 Colombo, 4 Henrique, 5 Britos, 3 Strinic, 16 Mesto, 8 Jorginho, 88 Inler, 7 Callejon, 6 De Guzman, 91 Duvan. All. Benitez
Squalificati: - 
Indisponibili: Zuniga , Michu , Insigne.

01 mar 2015

Nel segno di Felipe Anderson. Sassuolo 0 Lazio 3.

 Sassuolo 0 Lazio 3
Al Mapei stadium, la Lazio è chiamata ad affrontare un Sassuolo estremamente pericoloso. 
Il tridente d'attacco, tra i più forti della serie A, ha già punito squadre dal nome blasonato. 
I biancocelesti arrivano da due vittorie importanti contro l'Udinese di Di Natale e il Palermo di Dybala ma è vietato distrarsi, un errore potrebbe rivelarsi fatale. Pioli manda in campo un attacco del tutto vergine, Felipe Anderson, Mauri come falso nueve e Keita. A supporto Cataldi, Biglia e Parolo. In difesa dopo l'ottima prestazione di Palermo torna Cavanda, con De Vrij, Mauricio e Radu. Tra i pali Federico Marchetti. La Lazio parte subito forte, Keita e Felipe Anderson sono incontenibili sulle fasce, i difensori neroverdi soffrono le loro ripartenze. Zaza è un pò isolato in avanti perchè Berardi e Sansone sono chiamati a indietreggiare quando la Lazio porta avanti la palla. La partita è ordinata, pochi falli e tante azioni biancocelesti, in campo a farla da padrone è nettamente la squadra di Pioli.
Con pochi tocchi riesce a rendersi pericolosa in più occasioni, Keita Balde fallisce almeno tre nitide occasioni da gol. La Lazio corre, ha tanto fiato, il Sassuolo si difende con ordine ma fatica a stare dietro ad un team che ha sete di reti. 
Alla mezz'ora svista clamorosa dell'arbitro che ammonisce Keita per simulazione, ma il rigore era netto agli occhi di tutti. Consigli in tackle evita che lo spagnolo si involi tutto solo verso la porta. Giallo per errore arbitrale. Ma la Lazio si carica ancora di più e agli sgoccioli del primo tempo, una prodezza, perla, gioello, chiamatela come vi pare, di Felipe Anderson regala alla Lazio il vantaggio. Stop, e tiro sotto al sette, Consigli non può che guardare la palla gonfiare la rete. 0-1. Questo ragazzo è il figlio di Zeus in persona. La prima squadra della Capitale non lascia un attimo di respiro alla difesa neroverde, Di Francesco ha le mani tra i capelli mentre Pioli carica i suoi: "Forza, bisogna chiuderla", urla dalla panchina. 
La prima vera occasione del Sassuolo è di Zaza ma tutto solo davanti a Marchetti si lascia ipnotizzare. Pericolo scampato.
Se la Lazio avesse chiuso il primo tempo in vantaggio di quattro reti, nessuno avrebbe potuto dire nulla.
Una squadra di carattere va negli spogliatoi tra gli applausi dei tanti tifosi biancocelesti arrivati a Reggio Emilia.
Nella ripresa cambia la porta ma non l'intesità del match, grazie anche ad una Lazio a tutto campo. 
Da  Marchetti, Cavanda e Biglia, a Felipe Anderson e Mauri, è impossibile stabilire il migliore di oggi. 
I biancocelesti funzionano come un rullo compressore, il Sassuolo è completamente in palla. Troppo debole in difesa per una squadra che minaccia costantemente la porta di Consigli. Zaza è decisamente il migliore sei suoi, in ombra sia Sansone che Berardi. E quando l'attaccante di Policoro si presenta di nuovo davanti la porta di Marchetti, l'estremo difensore vince ancora il duello respingendo con i pugni l'assalto. 
E' l'utlima azione della squadra di Di Francesco, da qui in poi sarà un monologo biancoceleste. Gol annullato a Keita per una ingenuità dello stesso giocatore, che spinge il pallone in rete partendo da una posizione di fuorigioco dopo il tiro che pareva già decisivo di Mauri.
Il capitano lascia il posto a Klose, che appena entrato si ritrova per ben due volte davanti la porta avversaria, servito in maniera geometrica da Felipe Anderson, ma il tedesco sfuma entrambe le azioni. 
Non c'è due senza tre e quando a cinque minuti dal suo ingresso, il brasiliano gli serve il terzo assist consecutivo, Miro Klose si alza in cielo e schiaccia in porta la palla dello 0-2. Pioli sorride, il K.O. è arrivato. Parolo fa tris con una conclusione ravvicinata. Ma il Sassuolo era già negli spogliatoi da tempo. Poi entra  Candreva che potrebbe mettere la sua firma, ma calcia troppo forte. E Anderson fa in tempo a divorarsi una doppietta prima che l'arbitro fischi la fine. L'Europa resta ad un passo. Alzate gli occhi, c'è un'aquila che vola più in alto di tutti. E fa paura.